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Jean de Condé: un menestrello alla corte di Guglielmo I di Hainaut

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Anteprima della tesi: Jean de Condé: un menestrello alla corte di Guglielmo I di Hainaut, Pagina 7
10 
1.2. Il poeta di corte 
All’inizio del XIV secolo, i giullari nomadi sono ormai discreditati. Sempre più 
spesso, ai grandi signori piace circondarsi da poeti a loro intimi, che frequentano la loro 
cerchia. Durante il XIII secolo, rari furono i trovieri che trascorsero la loro vita a corte. 
Adam de la Halle segue Roberto d’Artois a Napoli; Thibaut de Champagne seleziona 
qualche menestrello a lui caro, ma sono solo eccezioni. Invece, sin dall’inizio del XIV 
secolo, all’eccezione si sostituisce la regola: nei ricchi castelli, presso i falconieri e araldi 
vivono anche i menestrelli. Pertanto, la dignità del mestiere accresce subito. I menestrelli, 
diventati veri e propri uomini di lettere, iniziano a disprezzare i loro colleghi nomadi. 
Inizia così un periodo di transizione
9
, in cui i menestrelli difendono con garbo la propria 
corporazione
10
. Così si esprime Jean de Condé: 
 
Je sui des menestres al conte. 
Car biaus mos trueve et les reconte. 
Dis et contes, et lons et cours, 
En mesons, en sales, en cours 
Des grans seigneurs, vers cui je vois 
Et haut et bas oient ma vois 
 
De mal à fere les repren 
Et à bien fere leur apren ; 
De ce jour et nuit les sermon, 
On ne demande autre sermon 
En plusours lieus ou je parole. 
(…) 
Jehan de Condé sui nommez, 
Qui sui en maint lieu renoumez
11
. 
Sono il menestrello del conte 
Perché trovo delle belle storie e le narro 
Dit e racconti, lunghi e corti, 
nelle case, nelle sale, alla corte 
dei grandi signori, versi di cui vedo 
in alto e in basso che ascoltano la mia voce. 
 
Del mal agire li avverto 
E del fare bene insegno loro 
Poiché giorno e notte li indottrino 
Non mi chiedono altri sermoni 
Nei molteplici luoghi in cui prendo la parola 
(…) 
Sono chiamato Jean de Condé 
e in molti luoghi sono conosciuto. 
 
                                                 
9
 Questa fase di transizione è spiegata molto bene sulla base del confronto di testi in  J. Bédier, Les fabliaux, 
Études de littérature populaire et d’histoire littéraire du Moyen-âge, Paris, Champion, 1982, pp. 418-426. 
10
 Cfr. B. S. Merrilees, Jean de Condé, in «Speculum», 47 (1972), pp. 111-113. 
11
 Cfr. Jean de Condé, Dit des Jacobins et des Fremeneurs (LXVI), in A. Scheler, Dits et contes cit., t. II, pp. 
249-260, vv. 247-267 e vv. 312-314.
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Informazioni tesi

  Autore: Lydia Galgano
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e letterature moderne euroamericane
  Relatore: Beatrice Fedi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 194

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