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L’inefficacia delle clausole vessatorie

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Anteprima della tesi: L’inefficacia delle clausole vessatorie, Pagina 9
I PARTE Aspetti introduttivi  
 
 
sono potute coordinare tra loro le regole dei diversi ordinamenti giuridici, col proposito di 
combattere le intese anticoncorrenziali7. Tutto questo senza mettere in discussione le “so-
vranità” dei diversi Paesi aderenti. “Il concetto di mercato comune richiama…l‟idea della 
comunicazione fra mercati che rimangono pur sempre diversi, pur condividendo un deter-
minato set di regole mirate alla rimozione delle barriere opposte alla comunicazione mede-
sima”8. Il mutamento dell‟obiettivo strategico cui mirare si è avuto a partire dall‟Atto Unico 
Europeo9. La costituzione di un mercato unico ha infatti richiesto la sua progressiva sostitu-
                                                                        
7
 “E‟ stata la Corte di giustizia l‟istituzione che si è fatta carico di perseguire gli obiettivi del Trattato”. A fronte delle  
vischiosità dei processi decisionali diretti ad armonizzare la legislazione, lo “strumento giuridico che ha costituito 
l‟arma vincente impugnata dalla Corte nel suo ruolo di supplenza è stato l‟art.30 del Trattato, vale a dire l‟articolo che 
vieta agli stati di mantenere in vita o di adottare restrizioni quantitative alle importazioni, ossia limiti alla circolazione 
intracomunitaria, ovvero misure equivalenti…La Corte ha ritenuto che la diversità di discipline tecniche tra i singoli pa-
esi in ordine ai prodotti (si pensi ad esempio alla pasta, alla birra, alle pubblicazioni “osè” etc.) non possa essere invoca-
ta per impedire od ostacolare la circolazione dei prodotti provenienti da altri paesi della Comunità purchè essi risultino 
liberamente circolabili nei paesi d‟origine in quanto conformi alla normativa ivi operante. L‟unico legittimo impedi-
mento all‟ingresso ed alla libera circolazione dei prodotti provenienti da altri paesi della Comunità, sempre che le misu-
re restrittive siano adeguate e proporzionate, è costituito dalla sussistenza di una delle eccezioni di cui parla l‟art.36, va-
le a dire dalla presenza di “motivi di moralità pubblica, di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di tutela della salute e 
della vita delle persone e degli animali o di preservazione dei vegetali, di protezione del patrimonio artistico, storico, 
archeologico nazionale o di tutela della proprietà industriale o commerciale”: cfr. A.JANNARELLI “La disciplina 
dell’atto e dell’attività: i contratti tra imprese e tra imprese e consumatori”, in Diritto privato europeo, op. cit., pagg. 
489 e ss. 
8
 Cfr. N.SCANNICCHIO “Il diritto privato europeo nel sistema delle fonti”, in Diritto privato europeo, op. cit., pag. 26. In 
questa fase dello sviluppo della Comunità, l‟obiettivo di non discriminazione nei rispettivi mercati nazionali per le mer-
ci, i capitali e i lavoratori provenienti dagli altri paesi della Comunità stessa appare l‟unico da perseguirsi. Nella com-
plessiva evoluzione della normativa e della politica del diritto comunitario, assistiamo ad un primo stadio rappresentato 
emblematicamente dalla regola del c.d. mutuo riconoscimento. Come sottolinea l‟A., tale regola <<comporta ad es. che 
le condizioni giuridiche della circolazione di un prodotto o di un servizio all‟interno del proprio mercato di origine ven-
gano riconosciute anche quando esso circola su un altro mercato nazionale, dotato di diverse regole. Il prodotto si muo-
ve dunque da un mercato all‟altro e il suo “statuto” nell‟ordinamento di origine viene riconosciuto in quello destinata-
rio, senza però che le relative condizioni giuridiche entrino a far parte di quest‟ultimo per regolare i prodotti originati in 
esso>>. Alla libera circolazione fisica delle merci nella Comunità, quindi, si assiste ad una pluralità di discipline nazio-
nali destinate a regolare i rapporti contrattuali e i soggetti economici. Tranne che per la normativa anticoncorrenziale (si 
vedano gli artt.85-86 e 91-93 del Trattato), ciascun mercato nazionale ha conservato gelosamente, in questa prima fase 
del processo evolutivo che potremo definire del mutuo riconoscimento di regole di diversi ordinamenti, la propria “so-
vrana” specificità sia in ordine alla disciplina dell‟impresa, che alla disciplina del contratto in generale e dei singoli con-
tratti. 
9
 In questo senso cfr. N.SCANNICCHIO “Il diritto privato europeo nel sistema delle fonti”, in Diritto privato europeo, op. 
cit., pag. 64. <<Mentre…originariamente le direttive in questione si proponevano quasi esclusivamente il compito di 
rimuovere la barriera costituita dalla legislazione dello Stato destinatario, …esse oggi vengono contestualmente accom-
pagnate da misure di armonizzazione, almeno “minimale”, della materia regolata. Infatti l‟obiettivo attuale dell‟U.E. 
non è più quello di rimuovere gli ostacoli alla circolazione “discriminatori” nei confronti degli stranieri. E‟ invece quel-
lo di rimuovere gli ostacoli alla circolazione tout court, sul mercato unico interno>>. Nello stesso senso A.JANNARELLI 
“La disciplina dell’atto e dell’attività: i contratti tra imprese e tra imprese e consumatori”, in Diritto privato europeo, 
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L’inefficacia delle clausole vessatorie

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Marchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Davide  Messinetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 206

FAQ

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Parole chiave

art. 1469 quinquies c.c.
clausole vessatorie
contratto
direttiva cee n.93/13
diritto civile
disciplina dei diritti dei consumatori
inefficacia
nullità

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