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L'aggressività dei tifosi del calcio: un fenomeno psico-sociale

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preliminarmente eccitato dalla vista dell'aggressore e il suo comportamento può essere 
modificato da questa esperienza esterna. Gli stimoli arrivano al cervello quando ne risulta 
un sentimento di ira. Tale sentimento può essere una delle circostanze che provoca la 
reazione esterna della lotta, ma in molti casi la reazione volontaria può intervenire così 
rapidamente che lo stesso sentimento può sorgere successivamente e servire soltanto a 
prolungare la reazione. Nello stesso tempo l'ipotalamo trasmette le proprie stimolazioni 
lungo il sistema simpatico agli organi viscerali. In seguito può prodursi una piccola 
quantità di cortisone, che induce altre sensazioni in tutto il corpo. Queste sensazioni hanno 
probabilmente una minore importanza nella produzione dell'aggressività, ma possono 
anche influenzare tale comportamento mediante il processo dell'apprendimento. Il fatto 
importante è che la sequenza causale proviene in definitiva dall'esterno. Non esistono 
prove fisiologiche di stimolazione spontanea verso la lotta proveniente dall'interno del 
corpo. Ciò significa che non esistono bisogni di lottare, sia per aggredire che per 
difendersi, tranne quelli provenienti da ciò che accade nell'ambiente esterno (Scott, 1974, 
74).  
Possiamo concludere che non c'è qualcosa come un “semplice istinto a lottare”, nel 
senso di una spinta interna che deve essere soddisfatta. Esiste, tuttavia, un meccanismo 
fisiologico che deve essere solo stimolato per produrre un comportamento aggressivo. Il 
meccanismo fisiologico interno può essere pericoloso, ma può essere mantenuto sotto 
controllo mediante mezzi esterni (Scott, 1974, 76).     
Alcune cause dell'aggressività, quindi, derivano dai fattori interni al nostro corpo. 
Ad esempio, una struttura particolare del cervello, l'amigdala, sembra in grado di 
controllare l'aggressività sia negli esseri umani che negli animali. Quando l'amigdala riceve 
degli stimoli, gli organismi docili potrebbero diventare violenti; il risultato opposto si 
ottiene quando se ne blocca l'attività neuronale. Anche qui, però non esiste una certa 
flessibilità: l'attività neuronale può essere modificata dai fattori sociali, persino nei 
subumani. Se ad esempio, un maschio di scimmia si trova in presenza di altre scimmie 
meno dominanti, di fatto, le attaccherà allorché viene stimolata quell’area del suo cervello. 
Se la stimolazione avviene invece in presenza di scimmie più dominanti, il maschio eviterà 
di attaccare e si metterà a fuggire (Aronson- Wilson, 1999, 412).
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Informazioni tesi

  Autore: Emanuela Lamari
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Pontificia Università Salesiana
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Zbigniew Formella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

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