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L'antifascismo di Aldo Capitini nel periodo storico dal 1931 al 1943

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L’esempio di Capitini, a cominciare dalle discussioni notturne nelle stanze della 
Normale, le prime riflessioni ed i primi dattiloscritti, la sua decisione di farsi 
vegetariano, fino al suo primo gesto pubblico nel rifiutare la tessera fascista, 
sono state indubbiamente decisive nella formazione di quell’ambiente di 
dissenso da cui si svilupperà poi il Movimento liberalsocialista. 
Non è preso in considerazione dagli studiosi il lavoro di Capitini in direzione di 
una riforma religiosa in senso antistituzionale, antiautoritario e non dogmatico.  
Bisognerebbe dare la dovuta importanza alle riflessioni filosofico-religiose che 
contrastavano, allora in avanguardia, lo storicismo gentiliano dominante negli 
ambienti accademici. 
Già in quegli anni, tra i primi in Europa, Capitini  recepiva l’insegnamento 
nonviolento di Gandhi (che fondava l’istanza religiosa nella lotta politica), e 
cercava di attuarlo nella situazione italiana. 
Sosteneva (nei primi anni Trenta!) la necessità di superare lo statalismo 
sovietico e lo sfruttamento capitalistico in una organizzazione federativa e 
decentrata di popoli, che esercitassero il potere dal basso e partecipassero 
attivamente alla vita pubblica, e facessero proprio il principio della nonviolenza 
come garanzia irrinunciabile per una democrazia effettiva, partecipata e non 
autoritaria. 
Fu tra gli ideatori (il termine “liberalsocialismo” probabilmente è stato coniato 
da Capitini stesso) e i fondatori del Movimento liberalsocialista (di cui redasse 
nel ’37 i punti programmatici, sorta di primo manifesto), importantissimo sia 
nell’antifascismo e nella lotta armata, sia come corrente di pensiero che voleva 
conciliare l’istanza liberale della libertà individuale con l’istanza socialista della 
fruizione da parte di tutti dei beni. 
Instancabile viaggiatore, persuasore e suscitatore di “centri di antifascismo” in 
molte parti d’Italia con cui teneva i collegamenti grazie ad una fitta rete di 
amici, diffondeva scritti clandestini ed elenchi di libri da leggere; fondamentale 
ruolo ebbe per molti la lettura dei suoi Elementi di un’esperienza religiosa, 
manifesto d’antifascismo scritto durante l’apice della potenza del Regime e 
decisivo nella formazione di una generazione di giovani antifascisti.   
E dopo la Liberazione (ma non è tema di questo lavoro), continuò indefesso la 
sua attività di pensiero e di azione per quella rivoluzione permanente 
                                                                                                                                  
si legge alla voce Capitini che “fu condannato al confino”, quando invece venne diffidato e 
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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Bartolomei
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Mario Martini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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