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L'azione dell'utente e consumatore nei confronti della p.a. nel d.lgs. 198/09

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Anteprima della tesi: L'azione dell'utente e consumatore nei confronti della p.a. nel d.lgs. 198/09, Pagina 7
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servizi, dall’omesso esercizio dei poteri di vigilanza, di controllo o sanzionatori, 
dalla violazione dei termini o dalla mancata emanazione di atti amministrativi 
generali, derivi la lesione di interessi giuridicamente rilevanti per una pluralità 
degli stessi o consumatori. In questo senso sono tutte le modifiche e le 
integrazioni alla disciplina delle strutture e del lavoro presso la pubblica 
amministrazione: la valorizzazione e una maggiore responsabilizzazione della 
figura del dirigente pubblico
3
, il potenziamento della valutazione dei dipendenti 
pubblici nei confronti dei quali possono essere previste sanzioni disciplinari fino 
                                                                                                                                                               
tempo e con quali spese poterlo ricevere. Infine l’efficacia è la rispondenza del servizio o della 
prestazione erogata a ciò che il richiedente può aspettarsi dallo stesso. Sempre secondo l’ autrice 
gli standard di qualità sono misurati attraverso un valore programmato, che consente di verificare 
se un servizio o una prestazione possono essere considerati di qualità, essendo stato rispettato lo 
standard previsto. In merito, cfr MARTINES F., L’azione di classe del D.Lgs. 198/2009: 
un’opportunità per la pubblica amministrazione?,  cit., secondo cui la class action pubblica 
concorre ad assicurare, da un lato, la piena tutela dei livelli essenziali delle prestazioni, e, 
dall’altro, il rispetto di standards di qualità il più possibile omogenei da parte delle strutture 
organizzative. Tale azione dovrebbe quindi realizzare una piena effettività a questi valori che, in 
mancanza, rischierebbero di rimanere mere asserzioni di principio”. Dello stesso avviso  
MANGANARO F., L’azione di classe in un’amministrazione che cambia,  cit. 
3
 La legge delega 4 marzo 2009 n. 15, meglio conosciuta come  legge delega Brunetta dal nome 
del ministro proponente, tratta la figura del dirigente sotto diversi aspetti. Il dirigente viene 
identificato come la parte resistente di quest’azione di utenti nei confronti della pubblica 
amministrazione che vogliono che sia ripristinata l’efficienza di un servizio pubblico. Sul punto 
FANTI V., Politica e amministrazione tra storia e attualità,  in Diritto e processo amministrativo 
2011, 6, analizza il ruolo che assume in tale contesto la figura del dirigente pubblico. Al fine di 
evitare la proposizione di un’ azione collettiva, egli è chiamato innanzitutto a garantire un’ elevata 
performance della struttura di cui si trova a capo nel rispetto degli standard predeterminati e poi ad 
effettuare la verifica dei risultati raggiunti e del grado di efficienza del procedimento di produzione 
del servizio pubblico. Se nonostante ciò viene azionata una class action il dirigente pubblico 
assume un ruolo centrale anche se del tutto atipico. Dalla lettura dell’art.1, comma 5, del d.lg. 
n.198/2009 si evince che il dirigente pubblico, sebbene interessato a contestare l’ oggetto del 
giudizio pendente,  ha la facoltà di astenersi. Qualora decidesse di intervenire il suo interesse è 
apprezzabile sotto due profili: da un lato la volontà di opporsi, unitamente all’ Amministrazione 
resistente, all’accusa di inefficienza proveniente dalle parti ricorrenti, dall’altro l’interesse ad 
ottenere il non accoglimento del ricorso finalizzato ad accertare violazioni della struttura 
amministrativa coinvolta.  Nel primo caso l’interesse del dirigente è configurabile come un 
intervento ad opponendum: egli non può ampliare il thema decidendum della controversia, deve 
limitarsi ad aderire a quanto sostenuto dall’Amministrazione. Nel secondo caso, invece, in virtù 
della valorizzazione della figura del dirigente che la stessa legge delega si propone, egli può 
addirittura essere considerato parte necessaria dell’azione collettiva pubblica: a questo punto egli 
potrà non solo negare l’insussistenza della violazione o dell’omissione denunciata, ma anche 
giustificare le scelte operate dal suo ufficio. In quest’ultima ipotesi ben potrebbe accadere che il 
dirigente al fine di evitare conseguenze pregiudizievoli sulla sua persona, assuma una posizione 
contrapposta non solo al ricorrente, ma anche all’ Amministrazione resistente, in questo caso la 
sua posizione processuale sarà del tutto atipica fino a configurare una “terza parte autonoma” del 
processo che agisce, esclusivamente, a difesa della propria attività gestionale. L’ intervento del 
dirigente in giudizio potrebbe anche portare alla completezza dell’istruttoria processuale in quanto 
egli, essendo l’unico soggetto che può fornire al giudice tutti gli elementi utili per pronunciarsi sul 
ricorso proposto dalla pluralità degli utenti, potrebbe consentire l’estensione del giudizio già 
instaurato a soggetti ulteriori comunque interessati all’ erogazione del servizio pubblico oggetto 
della class action.
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Informazioni tesi

  Autore: Carmelina Bozza
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vera Fanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

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