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L'Europa dal 1989 a Maastricht nel dibattito politico-parlamentare europeo, italiano e francese.

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Anteprima della tesi: L'Europa dal 1989 a Maastricht nel dibattito politico-parlamentare europeo, italiano e francese., Pagina 10
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di Milano nel 1985. 
Il 1985 viene considerato un anno di svolta anche per l’arrivo alla presidenza della 
Commissione di Jacques Delors, personalità di spicco e dall’altro profilo politico e morale, 
oltre che cittadino francese e supportato dal presidente Mitterrand, espressione quindi di un 
paese centrale nelle negoziazioni europee
31
. Delors riuscirà a guidare e stimolare 
costantemente i lavori della Commissione ed i progressi della Comunità per circa 9 anni 
(1985-1994), quando verrà sostituito dal lussemburghese Santer, con l’intento – neanche 
troppo celato – di evitare un’altra figura di spicco. Il nuovo “team” della Commissione non 
sprecò tempo e pubblicò “Il Programma Novanta”, un libro bianco che stendeva le linee 
guida per lo sviluppo della Comunità nei dieci anni futuri. 
Si era aperta, perciò, una stagione di cambiamento, o per dirlo con le parole della 
Commissione, “l’Europa si trova ad un bivio. O andiamo avanti con risoluzione e 
determinazione oppure ricadiamo indietro nella mediocrità. Rinunciare significherebbe non 
essere all’altezza dei fondatori della Comunità”
32
. La volontà di dare una spinta innovativa 
prevalse nel Consiglio di Milano del 28 e 29 giugno 1985, laddove si posero le basi per le 
difficili negoziazioni che portarono all’Atto unico. Bettino Craxi mise sul tavolo la necessità 
di modificare la norma sull’unanimità nelle votazioni, elemento cruciale del “blocco 
decisionale” negli incontri intergovernativi, considerando che i buoni propositi di diversi 
paesi sulla necessità di accelerare l’integrazione europea non erano quasi mai seguiti da azioni 
coerenti e decise che potessero cambiare gli equilibri in gioco. In un’Europa che stava 
perdendo l’unità d’intenti iniziale, quella dell’ “Europa a sei” del dopoguerra, l’obiettivo di 
fondo era la ricerca del compromesso a tutti i costi, per evitare la rottura di chi privilegiava 
l’aspetto economico-commerciale e non era disposto a spingersi piø in là, come la Gran 
Bretagna
33
. Su questa scia, tra il settembre e il dicembre 1985 si tennero negoziati molto duri 
sotto l’egida della presidenza lussemburghese, che videro un’opposizione netta tra le richieste 
del Parlamento europeo (ispirato dal “progetto Spinelli”) e la volontà dei governi, anticipando 
quello che succederà su scala anche piø ampia negli anni seguenti
34
. Alla fine il compromesso 
di Lussemburgo (2-3 dicembre 1985) portò all’approvazione della proposta della 
                                                 
31
 Cfr. Sandro Rogari, op. cit., p. 600. 
32
 Il completamento del mercato interno. Libro bianco della commissione per il consiglio europeo di Milano, 
Bruxelles, 14 giugno 1985, p. 37. 
33
 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., pp. 211-212. 
34
 L’analisi dei dibattiti al Parlamento europeo sulle modifiche istituzionali della Comunità, infatti, mostrano la 
costante lamentela dei deputati europei di non essere ascoltati a sufficienza dal Consiglio Europeo, laddove sono 
i capi di stato a farla da padrone. Di conseguenza, le attese del Parlamento vengono costantemente disattese in 
sede decisionale, e il Trattato di Maastricht, seppur faccia notevoli concessioni al PE, non rappresenta 
un’eccezione. 
Vedi il riferimento al “deficit democratico e al dibattito pre-Maastricht sull’argomento.
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Informazioni tesi

  Autore: Davide Carrino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Sandro Rogari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 166

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Parole chiave

unione europea
trattato di maastricht
unione politica
muro di berlino
integrazione e costruzione europea
unione economico-monetaria

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