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L'evoluzione del debito pubblico italiano dalla fine della prima guerra mondiale al consolidamento del 1926 ed i suoi effetti macroeconomici e redistributivi

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 14
tal proposito in bilancio per ben l’80% con l’indebitamento, 
equamente suddiviso tra breve e lungo termine
15
.  
Secondo i dati della “Ragioneria Generale dello Stato” (R.G.S.)
16
, il 
bilancio di competenza dell’esercizio 1915-16 prevedeva che i L. 
5.156 MLN di maggiori spese correnti previste sull’esercizio 
precedente fossero coperte per il 97,8% (L. 5.044 MLN) con 
l’aumento dell’indebitamento netto, percentuale che nel consuntivo 
del bilancio di cassa si ridusse all’89,9% (L. 4.874 MLN su L. 5.424 
MLN). Nonostante che già allora le uscite statali fossero previste, in 
tutte le fonti disponibili, ad un livello doppio dell’esercizio 
precedente, a sua volta già oberato di spese raddoppiate a confronto 
con l’esercizio 1913-14, nessuno manifestava particolari 
preoccupazioni in merito al pagamento degli interessi sul debito così 
contratto perché l’opinione generale largamente diffusa tra politici ed 
economisti (condivisa, fra gli altri, anche da L. Einaudi
17
) riteneva che 
al problema si potesse ovviare con qualche immediato aumento delle 
imposte, nell’attesa che tutto il debito potesse essere assorbito 
dall’immancabile crescita del reddito che si sarebbe sicuramente 
verificata all’indomani della cessazione delle ostilità, da tutti creduta 
abbastanza prossima. 
Come sappiamo, la guerra si trascinò molto più a lungo e con essa 
aumentarono a dismisura le risorse finanziarie necessarie al suo 
proseguimento, ma ciononostante le entrate fiscali previste e riscosse 
durante gli esercizi finanziari di guerra ridussero notevolmente la 
propria quota di partecipazione alla copertura delle spese rispetto 
all’anteguerra, perché i responsabili della politica economica italiana 
succedutisi nei ministeri bellici fecero propria la linea di politica 
finanziaria annunciata , l’8 dicembre del 1914, dal Ministro del Tesoro 
                                                           
15
 G. Toniolo: “La Banca d’Italia e l’economia di guerra…”, 1989, op. cit., pag. 34. 
16
 Ministero del Tesoro: “Il bilancio dello Stato italiano dal 1862 al 1967”, Roma, 1969, 
esposti alla Tab. 1 pag. 21 di D. Fausto, 1993, op. cit.. 
17
 L. Einaudi: “Il bilancio italiano: quali difficoltà esso ha superato in passato, come è 
divenuto migliore…”,  1915, op. cit., pagg. 21-28. 

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Informazioni tesi

  Autore: Pier Paolo Nannoni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze economiche e bancarie di Siena
  Corso: Scienze Economiche e Bancarie
  Relatore: Luigi Luini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 212

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