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L'industria della birra

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Anteprima della tesi: L'industria della birra, Pagina 5
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nell'aroma, non approvava quelle amare, ma si assuefece a queste come più tardi a quelle dolci, 
bavaresi, diventate di moda. Facevano parte del galateo, erano birre "galanti".  
 
Né mancò chi riconobbe alla birra apprezzabili virtù terapeutiche. La birra di Zerbst andava 
famosa per la sua “vis expellendi": si beveva, infatti, anche per liberarsi dei calcoli renali che questa 
riusciva ad espellere evitando l'intervento dei medici. Il mondo della birra si riflette anche nel 
campo architettonico. Molti stabilimenti sono stati costruiti con attenzione e rispetto per l'ambiente, 
tanto da integrarsi perfettamente col paesaggio, costituendone un elemento insostituibile ed 
essenziale. La fabbrica di birra Forst di Lagundo, nei pressi di Merano, sembra reinterpretare in 
modo originale e fedele la particolare architettura locale. Un altro stabilimento stile Liberty, 
risalente in parte all'inizio del secolo, è quello delle industrie Paretti di Induno Olona, all'imbocco 
della Valganna.  
 
Dello stretto rapporto tra attività birraria e cultura è significativo l'esempio della Fondazione 
Carlsberg di Copenaghen: creata nel 1875, essa fu direttamente amministrata dal fondatore, J.C. 
Jacobsen, fino a quando il 25 Settembre 1876 fu ceduta ad un comitato eletto dall'Accademia Reale 
delle Scienze di Copenaghen che, in oltre 100 anni di attività, la sviluppò in un susseguirsi di 
progressi del più alto livello scientifico. Lo scopo era quello di dotare i collaboratori di profonde 
conoscenze sui processi naturali che si svolgono nella fabbricazione della birra. Oggi la scuola 
costituisce il più importante centro nel campo della biochimica e della biologia. Jacobsen aveva 
stabilito che nessun risultato ottenuto, se di valore pratico e teorico per l'umanità, avrebbe dovuto 
rimanere segreto. Gli allievi di questa scuola contribuirono alla ricerca e allo sviluppo della scienza 
in tutto il mondo. La birra è sempre stata, ad ogni livello, ritenuta degna di essere conosciuta sotto 
gli aspetti più diversi. Sotto quello medico vale la pena di ricordare Hugo Theorell, Premio Nobel e 
medico dell'Istituto di Medicina di Stoccolma, che in un’esposizione del 1965 ha chiarito i 
fenomeni collegati all'alcol e alla sete, dimostrando come la birra sia la bevanda ideale per evitare i 
pericoli dell'uno e per appagare nello stesso tempo le necessità fisiologiche del corpo, 
congiuntamente alle attese del palato. Alla corte di Carlo VI non mancava mai la birra a tavola; 
Federico il Grande fu un sostenitore dell’arte birraria; Riccardo d'Inghilterra usava regalare birra. 
Nella pittura Eduard Grutzner raffigura prevalentemente monaci nelle cantine dei conventi mentre 
si concedono piccole pause nel lavoro e si ristorano con pane, formaggio e birra [1].  
 
Questa bevanda, come del resto anche il vino, ha sempre avuto un legame con il sacro. In 
Mesopotamia veniva bevuta durante i funerali per ricordare il defunto e ingraziargli le divinità. Gli 
antichi Greci, che si consideravano benedetti da Bacco perché aveva dato loro il vino, non 
trascuravano di onorare Demetra, dea delle messi e quindi anche dell’orzo. Non essendone 
produttori, la birra la importavano dalla Fenicia, dall’Egitto e ne facevano largo uso, sia durante le 
feste sia durante i giochi olimpici durante i quali erano banditi le armi e il vino. Per gli antichi 
popoli germanici la birra era invece legata al dio Thyr, al quale dedicavano grandi feste. Come i 
Romani anche i Celti davano grande importanza alla birra. La "cervogia" delle storie a fumetti di 
Asterix è la latina cerevisia, la spagnola cerveza, insomma la birra dei popoli celti, esclusi per quelli 
abitanti nelle isole britanniche che l’avevano invece chiamata Ale e hanno iniziato a produrla in 
epoca lontanissima.  Celti e Germani hanno messo insieme le loro conoscenze e, dopo 
l’introduzione del luppolo, è nato il nome beer, termine con cui la birra oggi è universalmente 
conosciuta, anche se a un nome solo corrisponde un’infinita varietà di tipi: bionde, scure, ambrate, 
forti, leggere, affumicate, trappiste, dolci e amare [3]. 
 

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L'industria della birra

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Informazioni tesi

  Autore: Giannina Arangino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Spanedda Enrico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

FAQ

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Parole chiave

birra
birrificio
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