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L'inserimento dei giovani ballerini nel mondo del lavoro. La Ricerca-Azione all'interno dei centri di formazione professionale per danzatori

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Anteprima della tesi: L'inserimento dei giovani ballerini nel mondo del lavoro. La Ricerca-Azione all'interno dei centri di formazione professionale per danzatori, Pagina 7
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p.7). Si cerca dunque di stimolare la dimensione percettiva che implica non solo lo studio 
del corpo e del movimento, ma che il ballerino impari ad ascoltare ciò che il corpo stesso 
racconta attraverso un’esperienza dialogica e intima. Tale processo viene portato alla luce 
tramite specifiche tecniche e soprattutto quelle dell’improvvisazione che permettono ai 
singoli danzatori di rielaborare, sulla base di training che preparano tecnicamente il corpo, 
uno stile personale di movimento. Inoltre questo modo di concepire il movimento pone 
l’accento «sulla dimensione esperienziale e relazionale della danza, evidenziando un 
processo vissuto più che un prodotto confezionato» (Germanà, 2012, p.8) facendo sì che le 
diversità possano essere viste come opportunità d’espressione e di creazione. La danza si 
trasforma così in esperienza relazionale perché non interessa solo i diversi danzatori vedenti 
e non vedenti e coreografi, ma anche gli spettatori che si fanno partecipi di un processo che 
li coinvolge emotivamente, ponendosi in un profondo ascolto con il suo interlocutore. 
 
1.2 La riflessività del danzatore 
Per diventare un ballerino non serve soltanto “saper danzare”: applicare le tecniche studiate 
ed eseguire le coreografie. O meglio, chi invece vuole intraprendere un cammino verso la 
professionalità, non deve danzare solo fisicamente ma anche e soprattutto con la testa e il 
cuore. Per tale ragione è necessario soffermarsi su alcuni concetti che favoriscono una 
qualche sintonizzazione e riflessione su se stessi, facendo riferimento a processi come la 
“propriocezione” e alla “proprio-visualizzazione”. Il neurofisiologo inglese Charles Scott 
Sherrington (1907) intende la “propriocezione” come la capacità del danzatore di percepirsi 
attraverso se stesso e attiene generalmente all’autoconsapevolezza e autocoscienza del 
corpo, in quanto «deve sapere, anche senza vedere, dove le varie parti del proprio corpo 
sono posizionate nello spazio» (Bassetti, 2009, p.332). Inizialmente si sperimenta attraverso 
l’esperienza della scoperta e dell’autoesplorazione, cercando di sentire le singole parti che 
compongono il corpo (scheletro, muscoli, articolazioni). Sostanzialmente è un lavoro di 
isolamento che aiuta a comprendere il peso reale dei singoli elementi. Come spiega meglio 
Bassetti (2009, p.333): «questa progressiva suddivisione del corpo porta con sé un 
progressivo modificarsi della concezione del corpo proprio, del modo di guardare ad esso e 
delle (auto)rappresentazioni che di esso vengono fatte. Quello del danzatore, infatti, smette
Sitografia automatica

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Fiordilino
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: SCIENZE DELLA FORMAZIONE CONTINUA
  Corso: SCIENZE DELLA FORMAZIONE CONTINUA
  Relatore: Francesca Pedone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

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Parole chiave

formazione
orientamento
ricerca azione
progetto formativo
danzatori
accompagnamento
centri di formazione professionale

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