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L'invidia nelle rappresentazioni artistiche, letterarie e religiose

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Anteprima della tesi: L'invidia nelle rappresentazioni artistiche, letterarie e religiose, Pagina 4
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PRIMO CAPITOLO 
 
L ’INVIDIA COME OGGETTO DI STUDIO DELLE DIVERSE DISCIPLINE. 
1.1 Aspetto teologico 
Fu “per l’invidia del diavolo che la morte entrò nel mondo” (Sap. 2,24): invidioso che 
creature a lui inferiori godessero del favore di Dio mentre egli era ormai inesorabilmente 
decaduto, il diavolo tentò Adamo ed Eva e li indusse al peccato (Gen. 3,1-7).  Gli uomini 
da oggetto dell’invidia del diavolo ne divennero ben presto fedeli imitatori e la loro invidia 
provocò l’emergere di un filo conduttore, elemento di confronto e di sconfitta non tollerata: 
l’invidia di Caino nei confronti di Abele, prediletto da Dio, fu la causa del primo omicidio 
(Gen. 4,1-16); quella di Esaù verso Giacobbe, favorito nella successione, seminò la 
discordia nella famiglia (Gen. 27,1-40); per invidia Giuseppe fu venduto come schiavo dai 
suoi fratelli (Gen. 37,25-30) e Davide fu perseguitato da Saul (1 Sam. 18, 6-16); sempre 
per invidia la finta madre avrebbe lasciato che Salomone uccidesse il bambino pur di 
vedere la vera madre sofferente e privata “dell’oggetto invidiato” (I Re. 3, 24-28); e ancora 
per invidia gli ebrei consegnarono Cristo a Pilato (Mt. 27, 11-14).
4
 
L’impossibilità a realizzarsi, mentre altri sì, sprigiona un odio distruttivo che porta 
l’invidioso a vivere un profondo senso di frustrazione, a essere, come dice san Pier 
Crisologo, “un carnefice di se stesso” e di chi gli è vicino. 
Gli effetti nefasti dell’invidia sottolineati dal testo biblico furono ripresi e amplificati: 
Cipriano non esitò a definirlo “radice di ogni male, fonte di sventura, vivaio di delitti, 
materia delle colpe”,
5
 Cassiano scrive che l’invidia si presenta come una malattia per la 
quale non esiste medicina e che tra i vizi, è certamente il più difficile da curare. 
Sarà Gregorio a conferire all’invidia un posto di assoluto rilievo nella sua 
classificazione dei vizi capitali collocandola in seconda posizione, subito dopo la regina 
superbia, e assegnandole una corte di peccati da essa generati e governati. 
La Summa fratris Alexandri
6
 parla dell’invidia come un atto volontario, quel non voler 
vedere (displicentia visionis) che dà nome all’invidia, che è governato dalla facoltà 
razionale e in quanto tale è peccato. 
Strano peccato questo peccato d’invidia che non procura piacere e gioia, ma solo dolore 
e infelicità. Gli altri peccati comportano un qualche piacere, sia pure temporaneo e 
                                                           
4
 La Bibbia, Elledici Leumann, Torino – United Bible Societies, 2000. 
5
 Cipriano, De zelo et livore, in Opuscoli, p.78, a cura di S. Colombo, SEI, Torino, 1935. 
6
 Guglielmo d’Auxerre, Summa fratris Alexandri, t. III, pp. 524, 526.

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L'invidia nelle rappresentazioni artistiche, letterarie e religiose

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Informazioni tesi

  Autore: Melania Cabato
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Pontificia Università Salesiana
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Salvatore Capodieci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

FAQ

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Parole chiave

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