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La Buona Novella. La canzone d'autore tra fede e anarchia

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Anteprima della tesi: La Buona Novella. La canzone d'autore tra fede e anarchia, Pagina 3
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ogni sua componente poetica, tematica e semantica, fino a far emergere le reali istanze che 
De Andrè propone e di cui si rende coscienzioso e critico portavoce.  
Brevi cenni saranno forniti anche per quanto riguarda particolari scelte musicali, sonore e 
armoniche adoperate da De Andrè e dai suoi collaboratori per specificare ed evidenziare 
precisi messaggi e atmosfere, ma la tesi, nel suo complesso, non ha alcuna pretesa 
musicologica, proponendo piuttosto un’analisi storica e tematica degli argomenti 
sopraccitati. 
Seguirà un compendio, rapido e volutamente poco articolato, del suo lavoro dopo il 1970, a 
conferma che all’interno di tutta la sua attività di cantautore, ricercatore, traduttore, 
cantastorie e poeta, ci sono certi motivi e certi stimoli che agiscono da veri e propri fili 
conduttori invisibili e tuttavia onnipresenti in tutte le sue canzoni. 
Si noteranno, nel corso dell’esposizione dei temi, numerosi richiami, più o meno evidenti, coi 
temi, i modi, le atmosfere e le sonorità di altre culture; tra i vari esempi e parallelismi 
proposti nel corso della trattazione, particolare spazio viene dato alla cultura napoletana, sia 
quella musicale sia, soprattutto, quella poetica e teatrale. La maggior parte di essi non 
costituisce necessariamente parte dei motivi ispiratori delle composizioni di De Andrè, ma 
emerge come un enorme bacino di similitudini e naturali corrispondenze tra i vari tipi di 
culture, che comunicano intense riflessioni. Si ritroveranno Salvatore Di Giacomo, Eduardo 
de Filippo, i vicoli e i quartieri di Napoli, la canzone classica, la tradizionale tarantella 
napoletana, la religiosità e i culti popolari, ed altri riferimenti ancora che in generale, e a 
vario titolo, si allargano alla cultura popolare di molte zone del mondo.  
A proposito delle affinità con la cultura napoletana, anche se non verrà approfondito nella 
tesi, è ravvisabile una generale macro-analogia tra Fabrizio de Andrè e quelli che furono i 
poeti partenopei della strada, dei vicoli di Napoli e dei suoi abitanti; un esempio per tutti, 
l’immenso Raffaele Viviani (1888-1950), il poeta delle prostitute, dei ladri e della malavita, 
quello che scende nei vicoli tra la plebe, i mendicanti, i venditori ambulanti, gli scugnizzi. 
Viviani era il De Andrè del Sud, un Brassens partenopeo. Nelle sue poesie e pièce teatrali, 
egli dipingeva quadri assai simili a quelli deandreiani, incentrati sulla vita dei vicoli di Napoli, 
le sue voci, i suoi malconci abitanti, ‘o sapunariello, ‘o scupatore, l’acquaiolo e ‘o maruzzaro, 
‘o mariunciello, ‘o guappo, ‘a capera e ‘a Bammenella ‘e coppe ‘e quartiere, ‘e fravecature, ‘e
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Informazioni tesi

  Autore: Michela Esposito
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali
  Relatore: Enrico Careri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

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Parole chiave

religione
anarchia
fabrizio de andrè
canzone d'autore
sessantotto
buona novella
faber
cantautori
apocrifi
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