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La centralità del potere sovrano nel pensiero di Jean Bodin

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Anteprima della tesi: La centralità del potere sovrano nel pensiero di Jean Bodin, Pagina 10
dello stato francese; intuendo come l’unico mezzo per evitare i conflitti fra cattolici oltranzisti ed 
ugonotti intransigenti fosse non più quello di mirare ad una risoluzione dottrinaria delle controversie 
ma il ricorso ad un’ampia libertà di esercizio del culto riformato parallelamente al mantenimento 
della religione romana come quella ufficiale del regno, ella accordò il diritto di pratica e la libertà di 
coscienza ai protestanti tramite l’editto di St. Germain del gennaio del 1562. Esso testimoniava il 
riavvicinamento avvenuto con la fazione ugonotta, il cui apporto è fondamentale per comprendere 
questa sorta di statuto della Riforma. Esso era una misura provvisoria in attesa del futuro e sempre 
più chimerico concilio generale, ma concedeva piena libertà al culto riformato, stabilendo le 
condizioni del suo esercizio e la forma della sua organizzazione ecclesiale. La situazione non 
migliorò e nel marzo di quello stesso anno giunse la notizia della strage di Vassy, compiuta dagli 
uomini del duca di Guisa: non ci volle null’altro per scatenare l’insurrezione protestante guidata dal 
Condè: “...alle atrocità degli ugonotti [...] risposero i cattolici con atti di vero terrorismo...”
18
.  
Senza addentrarmi nelle pieghe cronacistiche degli scontri, questa ennesima guerra di 
religione fu sanata dalla pace di Amboise, dopo aver lasciato sul campo Federico di Guisa e 
prigioniero il Condè.  I negoziati di questa tregua e dell’editto che ne seguì, com’era prassi abituale, 
fece esaurire la spinta propagandistica del calvinismo, poiché furono difesi solo gli interessi della 
nobiltà e le conversioni dei sudditi semplici calarono in modo enorme in quel periodo, il calvinismo 
diveniva fede dei grandi signori, contro gli ammonimenti pressanti di Calvino stesso e tale 
percezione fece diminuire l’appoggio del popolo. Fino al 1566 il governo regale, del quale Carlo IX, 
proclamato maggiorenne, si impossessò a tutti gli effetti, assicurò un equilibrio assai instabile su 
forze che non era in grado di dominare nel caso che si fossero riaccese le polveri dello scontro. 
Caterina, che agì come un’ombra sul giovane sovrano, era astuta ed abile ma non poteva certo 
prevalere sulle beghe delle fazioni. Ed infatti bastarono sporadici episodi per rinvigorire la battaglia 
nel 1567, soprattutto l’errore del Condè di assediare Parigi per liberare la casa reale dall’influenza 
dei Guisa. La capitale restava l’unico posto in cui solo il culto cattolico era autorizzato, concessione 
che poneva indiscutibilmente la città degli affari di stato e delle grandi decisioni sotto l’egida ed il 
controllo della fazione cattolica. Lo sbaglio del capo ugonotto consistette non nell’atto in sé ma in 
ciò che ne scaturì: il rancore di Caterina verso la parte riformata e specialmente verso i suoi capi, 
arroganti e presuntuosi. Dal disinganno, la Regina passerà ad un’ostilità oscura e profonda, in cui 
possiamo ritrovare i prodromi dell’agosto 1572, di quell’ordine impartito mal ponderando le 
conseguenze: “...da quest’epoca Caterina meditava forse una vendetta ma, con la sua abituale 
prudenza, ella seppe attendere e contenere il suo risentimento...”
19
.  

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Informazioni tesi

  Autore: Max Tonioli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Saffotestoni Binetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

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Parole chiave

jean bodin
les six livres de la rèpublique
monarchia
storia delle dottrine politiche

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