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La commissione di garanzia nella vecchia e nella nuova disciplina della legge sullo sciopero dei servizi pubblici essenziali

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Anteprima della tesi: La commissione di garanzia nella vecchia e nella nuova disciplina della legge sullo sciopero dei servizi pubblici essenziali, Pagina 2
  
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prio nel settore giuslavoristico, regolato con un sistema corporativo
2
. 
Il codice Rocco quindi, nella sua originaria formulazione, sanzionava 
penalmente all’art. 502 lo sciopero; ci trovavamo quindi nel momento 
dello sciopero-delitto
3
, dopo essere stati col codice Zanardelli del 
1889 nella fase dello sciopero-libertà
4
. Tale concezione era del tutto 
antitetica a quanto previsto dall’art. 40 Cost. e infatti la Corte Costitu-
zionale non tardò a dichiarare abrogato dalla Costituzione l’art. 502 
c.p., con la sentenza n. 29 del 4 maggio 1960. 
       Ma l’art. 502 non era l’unica norma incriminatrice dello sciopero: 
il 20 ottobre 1961 fu sollevata la questione di legittimità costituzionale 
degli artt. 330, 504 e 505 del c.p. dal Tribunale di Livorno, con 
un’ordinanza
5
 emessa nel corso di un procedimento penale nei con-
fronti di 193 dipendenti dell’azienda tramviaria automobilistica muni-
cipale di Livorno. Iniziando con l’art. 330, che incriminava 
l’abbandono collettivo del lavoro effettuato da quattro categorie di 
personale
6
, la Corte Costituzionale, che decise con la sentenza 123 del 
28 dicembre 1962
7
, ne salvò la legittimità pur deducendone in motiva-
zione cause di incostituzionalità: la Corte rilevò infatti che il compor-
                                                 
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 E rileva particolarmente, per l’oggetto di questo studio, che ai pubblici impiegati e gli addetti ai 
pubblici servizi non era neanche concesso di organizzarsi nelle corporazioni fasciste. Diceva 
ROCCO, nella relazione che precede i disegni di legge sulla disciplina giuridica dei rapporti di lavo-
ro: “Vi sono Sindacati che non possono essere mai riconosciuti, quali i Sindacati dei dipendenti 
dello Stato, delle province, dei comuni […]. I rapporti  fra gli enti pubblici di carattere politico e i 
loro dipendenti sono di loro natura tali che non consentono la creazione di organi sindacali di dirit-
to pubblico, perché è inconcepibile il riconoscimento giuridico di una difesa di categoria o di clas-
se contro enti che rappresentano l’interesse generale”. Rocco giustificava questa posizione col 
comportamento che tennero i sindacati, che disposero dei servizi pubblici “secondo la loro volon-
tà” e il loro capriccio, per decidere della politica estera della Nazione, “della pace e della guerra”. 
3
 Ciò significava illiceità della condotta sia sul piano dei rapporti con lo Stato, con l’eliminazione 
della relativa libertà, sia sul piano del rapporto di lavoro, dove l’astensione volontaria dalla presta-
zione dovuta equivale ad inadempimento contrattuale con tutte le conseguenze civilistiche e disci-
plinari. 
4
 La semplice mancanza dell’incriminazione penale ripristina la libertà di sciopero escludendone 
la repressione da parte dello Stato, ma lascia intatto l’illecito sul piano contrattuale. 
5
 Pubblicata in G. U., 10 marzo 1962, n. 65. 
6
 Pubblici ufficiali, incaricati di pubblici servizi, il privato che esercitava un servizio pubblico o di 
pubblica necessità non organizzato in impresa e il lavoratore dipendente da imprese di servizi pub-
blici o di pubblica necessità. 
7
 In Giur. cost., 1962, vol. II, pagg. 1506 e segg. 

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Battista Panzano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giuseppe Santoro Passarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

FAQ

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Parole chiave

diritto del lavoro
servizi pubblici essenziali
diritto di sciopero
legge n. 146-1990
legge n. 83-2000
commissione di garanzia
legge giugni

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