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La condizione delle detenute madri nell'ordinamento giuridico italiano

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Anteprima della tesi: La condizione delle detenute madri nell'ordinamento giuridico italiano, Pagina 7
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legge e con la partecipazione sempre più assidua alle tematiche in questione. Il fine è 
quello di calibrare ragionevolmente alcune lacune normative e correggerle per dare 
loro una coerenza e lasciando inalterata la ratio garantista delle cautele che devono 
essere utilizzate sempre in ultima istanza e a favore della libertà personale
15
. 
Secondo quanto diffuso dal Ministero della Giustizia italiano in occasione delle 
statistiche dell’amministrazione penitenziaria
16
, negli istituti sono presenti circa 
56.532 detenuti, di cui 3.606 donne e 53.872 uomini.  
Ciò per sottolineare la specificità della materia in questione, la maggiore 
attenzione da riservare alle minoranze, gestendo le problematiche strutturali che si 
presentano in un percorso di cambiamento continuo ma essenziale per il 
miglioramento del quadro normativo complessivo. L’importanza nel non creare 
trattamenti penitenziari universali, dimenticando le diversità, qualunque esse siano, è 
coerente con quanto sancito dall’art. 3 della Costituzione che impone un regime 
legislativo differenziato per l’attuazione a livello sostanziale, oltre che formale, del 
principio di uguaglianza
17
.  
 
 
 
                                                        
15
 Cfr. la Relazione di accompagnamento alla proposta di legge n. 631, presentata il 3 aprile 2013, 
d’iniziativa dei deputati Ferranti ed altri, in Atti parlamentari, XVII leg., Disegni di legge e relazioni, 
Documenti, p. 2. «É necessario rimuovere e correggere alcuni punti critici del disegno codicistico, 
anche per riuscire a indirizzare più chiaramente l’azione giurisprudenziale nel segno di un uso 
residuale delle cautele, […], all’insegna dei princìpi di extrema ratio e favor libertatis». 
16
  Al riguardo si veda il sito internet www.giustiia.it. 
17
 A. CELOTTO, Le declinazioni dell’eguaglianza, Napoli, Editoriale Scientifica, 2011, p. 24; sul 
principio di uguaglianza si veda anche C. ROSSANO, Il principio d’eguaglianza nell’ordinamento 
costituzionale, Jovene, Napoli, 1966, pp. 142 ss.; l’art.6 della Dichiarazione francese dei diritti 
dell’uomo e del cittadino stabilisce «La legge (…) deve essere uguale per tutti, sia che prottegga, sia 
che punisca. Tutti i cittadini, essendo uguali davanti ad essa, sono ugualmente ammissibili a tutte le 
dignità, posti ed impieghi pubblici secondo la loro capacità, e senza altra distinzione che quella delle 
loro virtù e dei loro talenti» in L. PALADIN, Il principio costituzionale di eguaglianza, Milano, Giuffrè, 
1965, p. 6.; si veda anche N. BOBBIO, Eguaglianza ed egualitarismo, in Rivista internazionale di 
filosofia del diritto, 1977, p. 321, il principio di uguaglianza e quello di libertà risulta «un concetto 
generico e vuoto, che se non è precisato o riempito, non significa nulla».

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Informazioni tesi

  Autore: Adriana Caforio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonella Massaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

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