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La costruzione e la decostruzione del genere: alcune riletture freudiane in chiave femminista e queer

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determinata cultura e di una determinata società. È anche da questo assunto che dobbiamo 
ricavare la tesi di Butler secondo cui il paradigma eterosessuale è qualcosa di costruito. Anche 
nel testo di Adriana Cavarero sulle filosofie femministe vengono raccolti diversi saggi 
significativi in cui si afferma la tesi che ciò che è dominante non è sinonimo di giusto o corretto. 
La psicoanalisi sarebbe, quindi, la trascrizione di un fallogocentrismo che pone l’orientamento 
eterosessuale non come un’opzione bensì come un assoluto e, dunque, rischia di farci cadere 
nell’imposizione di un’eterosessualità forzata. Quest’ultima, che come abbiamo visto è sempre 
chiamata in causa in primo luogo da Butler, rischierebbe di modificare anche il concetto di 
«famiglia», basato sulla nozione di parentela eterosessuale, ed escluderebbe in modo 
discriminatorio tutte quelle realtà familiari che si discostano da questo modello portante. Mi è 
sembrato interessante, a tal proposito, il punto di vista di Butler circa la nozione di famiglia che 
ci fornisce, ancora una volta, nella sua opera «Fare e disfare il genere». L’autrice ci dice che i 
rapporti di parentela eccedono i confini tra comunità e famiglia e non sono solamente i legami 
di sangue a creare una famiglia ma esistono diverse modalità di associazione personale che 
definiscono la famiglia come formazione sociale. Sarebbe molto riduttivo e limitante concepire 
una famiglia come un’unione di più soggetti in cui prevale un ordine binario, non naturale e 
non necessario, che determina la nozione di paternità o maternità. Possedere un pene non è 
sinonimo di paternità così come avere una vagina non vuol dire essere madri. Il concetto di 
genitorialità va oltre questi meri schemi riduttivi e non è contraddistinto dagli organi sessuali 
che possediamo. A causa di questa concezione, data dalla differenza sessuale, si rischierebbe di 
ricadere in un binarismo di genere intriso di stereotipi di genere. Una famiglia “naturale” o 
“normale”, come spesso sentiamo dire nell’opinione o nell’immaginario comune, non esiste se 
non come invenzione costruita al fine di conservare la specie. Possiamo anche nominare la 
nozione di famiglia “naturale” ma non dobbiamo cadere nel pregiudizio che vede la famiglia 
come l’unione tra uomo e donna. Anche Alexander Schuster che tratta la questione della 
genitorialità da un punto di vista giuridico e sociale ci dice, nella sua opera «Omogenitorialità: 
filiazione, orientamento sessuale e diritto», che vivere la propria sessualità liberamente non 
significa essere corpi destinati al concepimento. Inoltre, ci dice anche che bisogna concepire la 
genitorialità come genitorialità sociale liquidando il mero vincolo genetico tra genitore e prole. 
Ciò che permette la crescita ottimale dei figli non sarebbe il genere del genitore, il suo 
orientamento sessuale o il suo sesso ma la qualità delle relazioni all’interno della famiglia e 
soprattutto egli ci dice che è l’amore che crea una famiglia. Riportando l’articolo 29 della 
Costituzione italiana egli ribadisce che la famiglia è naturale in quanto aggregazione affettivo-
solidale di due persone al di là della mera distinzione biologica del sesso dei due partner.

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Informazioni tesi

  Autore: Enrica Valenza
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e beni culturali
  Corso: Scienze filosofiche
  Relatore: Manlio Iofrida
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

FAQ

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Parole chiave

donna
femminismo
queer
sesso/genere
butler
beauvoir

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