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La degenerazione del regime detentivo speciale in vendetta di Stato

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Anteprima della tesi: La degenerazione del regime detentivo speciale in vendetta di Stato, Pagina 10
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altri, a questa serie le stragi di Capaci e di via D’Amelio, rispettivamente del 23 
maggio e del 19 luglio 1992, in cui persero la vita i due magistrati simbolo della 
lotta dello Stato a Cosa nostra: Giovanni Falcone prima, Paolo Borsellino poi; 
l’esplosione a San Giovanni in Laterano e il fallito attentato dinamitardo al 
giornalista Maurizio Costanzo, entrambi a Roma, nel 1993, che non fecero 
vittime; le stragi di via Palestro a Milano e di via dei Georgofili a Firenze, sempre 
nel 1993. L’immancabile telefonata, dopo ogni attentato, a rivendicare di volta in 
volta queste azioni criminali, nominava la “Falange Armata”, fantomatica 
organizzazione terroristica con un curriculum lungo venticinque anni, con diverse 
intermittenze, di rivendicazioni di omicidi, esplosioni e intimidazioni
23
, nonché  
una massa eterogenea di adepti che dalle indagini sono risultati mandanti delle sue 
azioni, anche al di fuori di Cosa nostra
24
.  
Per gli attentati sopra menzionati, ovvero quelli che ci interessano per 
l’evolversi di questa trattazione, sono risultati responsabili, quindi condannati, fra 
mandanti ed esecutori, membri di Cosa nostra. La logica fondante però non era 
comune a tutte queste azioni. Alla base degli omicidi di Falcone e Borsellino vi 
era un motivo legato alle singole personalità e all’operato fortemente incisivo dei 
due magistrati nella guerra alla mafia; delitti, dunque, in perfetta sintonia con il 
modus operandi che la criminalità organizzata di stampo mafioso ha da sempre 
utilizzato verso figure dello Stato ritenute “troppo zelanti”, a prescindere dalla 
                                                                                                                                      
Presidente sui grandi delitti e le stragi di mafia del 1992-1993”, nel “Resoconto stenografico della 
50ª seduta della Commissione parlamentare antimafia, 30 giugno 2010”.      
23
La prima rivendicazione è datata 27 ottobre 1990 ed è per l’omicidio di Umberto Mormile, 
educatore carcerario del carcere di Milano Opera. L’ultima azione è una lettera minatoria, arrivata 
sempre al carcere di Opera il 24 febbraio 2014, indirizzata a Totò Riina (così F. MARCONI, Il 
mistero mai risolto della Falange Armata dietro le bombe del ’93, in L’Espresso, 25 maggio 
2018). 
24
 Vedi F. MARCONI, Il mistero mai risolto della Falange Armata dietro le bombe del ’93, in 
L’Espresso, 25 maggio 2018. Cfr. anche L. BALDO, Le stragi, le trattative e la Falange Armata, 
su www.antimafiaduemila.com, 9 marzo 2013 e A. PETTINARI, Sentenza trattativa: “Falange 
armata” sigla oltre Cosa nostra, su www.antimafiaduemila.com, 27 luglio 2018.

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Informazioni tesi

  Autore: Giulio Elia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Davide Bertaccini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 230

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