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La digitalizzazione della propaganda di odio razziale. Una prospettiva comparata

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Anteprima della tesi: La digitalizzazione della propaganda di odio razziale. Una prospettiva comparata, Pagina 5
14  
mezzo di parola, scrittura, stampa, impedendo censure preventive non motivate da 
norme di legge. Ogni legge proibitiva era «essenzialmente provvisoria», perdendo 
di efficacia entro un anno se non rinnovata.  
Nel 1820 la Costituzione del Regno delle Due Sicilie, interamente modellata sulla 
Costituzione di Cadice del 1812, attribuì al parlamento l’incombenza di tutelare 
la libertà di stampa che poteva essere esercitata da ciascun cittadino «senz’aver 
bisogno di licenza, revisione o approvazione anteriore, ma sotto la responsabilità 
che le leggi determineranno»
12
. 
Analoghe garanzie vennero tutelate nelle Costituzioni liberali concesse dai sovrani 
nel 1848, in reazione ai moti rivoluzionari insorti contro i regimi assolutistici 
presenti in Europa; lo Statuto del Granducato di Toscana
13
 sancì la libertà di 
stampa, assoggettandola a una legge repressiva mentre la Costituzione del Regno 
delle Due Sicilie, concessa nel 1848, prevedeva l’applicazione della censura 
qualora gli scritti fossero offensivi rispetto «[…] la religione, la morale, l’ordine 
pubblico, il Re, la famiglia, i sovrani esteri e le loro famiglie, non che l’onore e 
l’interesse de’ particolari»
14
.  
Decisamente più longevo fu lo Statuto Albertino, promulgato dal re Carlo Alberto 
nel 1848 come «legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della monarchia»
15
 e 
destinato a diventare lo Statuto del Regno d’Italia. Carta ottriata, concessa dal 
sovrano in seguito alle incessanti richieste di democratizzazione e liberalizzazione 
dello Stato sabaudo, assunse la fisionomia del modello costituzionale francese 
poiché riconobbe, in capo ai sudditi, un catalogo di diritti fondamentali (libertà 
individuali, di domicilio, di stampa e di riunione) e, in capo alla legge, il compito 
di definirne i limiti di esercizio e di sanzionarne gli abusi. La libertà di 
espressione, pur non essendo menzionata esplicitamente, v eniva annoverata tra le 
libertà individuali citate dall’art. 26, in quanto costitu ente l’essenza dello Stato 
liberale: la sua mancanza avrebbe determinato l’esistenza di uno Stato dispotico
16
.  
 
12
 Art. 358, Costituzione del Regno delle Due Sicilie, 1820, in  http://www.dircost.unito.it/cs/docs/sicilia182.htm. 
13
 Art. 5, Statuto del Granducato di Toscana, 1848, in http://www.dircost.unito.it/cs/docs/Granduc_tosc1848.htm. 
14
 Art. 30, comma 1, Costituzione del Regno delle Due Sicilie, 1848, in http://www.dircost.unito.it/cs/docs/sicilie1848.htm. 
15
 Preambolo, Statuto del Regno di Sardegna, 1848, in http://www.dircost.unito.it/cs/docs/albertino1848.htm. 
16
 B. SPINOZA, Trattato teologico-politico, Einaudi, 2016, p. 480.  
«In un ordinamento politico non è mai possibile, se non con tentativi destinati a fallire miseramente, voler imporre ad 
uomini di diverse, anzi contrarie opinioni, l’obbligo di parlare esclusivamente in conformità alle prescrizioni emanate dal 
sommo potere. […] Sarà dunque un governo estremamente dispotico quello che nega a ciascuno la libertà di dire e di 
insegnare quello che pensa, mentre invece sarà moderato quello che riconosce ad ognuno codesta libertà».
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Informazioni tesi

  Autore: Arianna Tondelli
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Lucia Scaffardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

FAQ

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Parole chiave

italia
unione europea
libertà di espressione
diritto comparato
usa
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discriminazione
odio razziale
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