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La disciplina del soccorso in mare: pericolo e tutela dell'ambiente

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Secondo l’Ordonnance le cose scampate al naufragio dovevano essere poste sotto la protezione del 
regno e, più in particolare, dello stesso sovrano.  
Ai soccorritori spettava il solo rimborso delle spese sostenute per il recupero delle cose, qualora la 
nave si fosse incagliata o arenata in prossimità delle coste, mentre il recupero di beni ritrovati in 
mare aperto veniva invece ricompensato con il riconoscimento di un terzo del loro valore elargito in 
denaro o in natura, ossia con una parte dei beni stessi.    
In buona sostanza l’Ordonnance riconosceva ricompense per il recupero delle cose salvate 
esclusivamente per quanto concerneva il “sauvetage d’èpaves” vale a dire i relitti provenienti da 
naufragio. 
L’Ordonnance influenzò anche alcuni Stati italiani del XIX secolo, in modo più significativo il 
Regno di Sardegna vicino ai principi marittimi francesi, infatti nel 1816 con il regolamento per la 
marina mercantile, che al capitolo XI dei naufragii disciplina il soccorso e ricupero d’ufficio a 
favore dell’autorità marittima dei beni provenienti da naufragi, arenamenti ed incagliamenti. 
Le cose non reclamate dai legittimi proprietari entro un anno dall’evento venivamo poste in vendita 
all’incanto ed era riconosciuto un premio soltanto per il ritrovamento ed eventuale custodia di 
merci, attrezzi o altre cose. 
Successivamente il neonato Regno d’Italia, nel suo codice per la marina mercantile del 25 giugno 
1865, presenta una normativa maggiormente organica e completa dell’istituto del soccorso in mare 
e più precisamente soccorso a navi, affermando tra l’altro che al soccorritore veniva attribuito un 
premio di assistenza che però non doveva essere superiore ad un decimo del valore dei beni salvati 
in prossimità delle coste. 
In tale normativa il codice per la marina mercantile non includeva però il ricupero di cose 
provenienti da naufragio, che prevedeva unicamente il riconoscimento delle spese d’assistenza ed 
una mercede non meglio precisata. 
Per la cronaca, il codice del 1865 restò in vigore anche nel successivo codice della marina 
mercantile del 1877. 
Veniva dunque ribadita la differenziazione, che pare ragionevole, già instaurata in Francia, tra 
l’assistenza alle navi e l’assistenza nonché il salvataggio di relitti che verrà disciplinata in modo 
esaustivo ed organico solo dalla convenzione di Bruxelles del 1910. 
Occorre anche precisare che in Italia, sia nel codice di commercio del 1865 che in quello del 1882, 
il libro II destinato al diritto marittimo, non includeva una regolamentazione degli istituti 
dell’assistenza e del salvataggio in senso lato ma, come visto nelle righe precedenti, si disquisiva 
principalmente di compenso ai soccorritori.

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Informazioni tesi

  Autore: Aldo Cavanna
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Pierangelo Celle
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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Parole chiave

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varie tipoligie del soccorso in mare

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