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La durata massima e media della prestazione di lavoro

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Anteprima della tesi: La durata massima e media della prestazione di lavoro, Pagina 10
La disciplina dell’orario di lavoro nel R.D.L. n. 692  del 15-3-1923 
indipendentemente dal tipo di trasporto utilizzato dal lavoratore, rimane estraneo 
all’attività lavorativa e, pertanto, non può essere computato nel normale orario di 
lavoro del quale potrebbe costituire un prolungamento. Tale spazio temporale quindi, 
non può essere né qualificato, né retribuito come lavoro straordinario
24
. Questa 
regola però viene meno nel caso in cui il tempo del viaggio sia connaturato alle 
modalità di svolgimento della prestazione lavorativa e sia quindi imposto dal tipo di 
lavoro effettuato. A conferma di tale orientamento è intervenuta anche la Suprema 
Corte
25
 che a sua volta, con una serie di sentenze, ha sostenuto che il tempo 
impiegato per raggiungere il luogo di svolgimento della prestazione di lavoro, resta 
estraneo all’attività lavorativa vera e propria e che, quindi, non si somma al normale 
orario di lavoro, ad eccezione del caso in cui il tempo del viaggio risulti essere 
funzionale alla prestazione lavorativa. In tal caso, tale tempo non solo rientra a tutti 
gli effetti nell’attività lavorativa, ma deve anche essere sommato al normale orario di 
lavoro come straordinario. 
Sono altresì escluse dall’orario di lavoro effettivo, le operazioni di marcatura del 
cartellino segnatempo
26
, nonché quelle necessarie per indossare o dimettere gli 
indumenti di lavoro. L’art. 5 del R.D. n. 1955/1923, al n. 3, dispone poi che non 
devono essere prese in considerazione, neanche le soste di lavoro di durata non 
                                                 
24
 Cfr. Cass. 21 novembre 1985, n. 5745, in Mass. Giur. Lav., 1986, p. 61, secondo la quale va escluso 
che spetti, in tal caso, il compenso per lavoro straordinario trattandosi di un disagio extralavorativo 
risarcibile a diverso titolo; contra Pret. Milano 12 giugno 1992, in Dir. Prat. Lav., n. 35, 1992, 2409, 
secondo il quale lo spostamento da una località all’altra rappresenta una normale modalità di 
espletamento della prestazione lavorativa e ove prolunghi l’orario lavorativo ordinario, dà titolo al 
compenso per lavoro straordinario. 
25
 Cass. Sez. lav. 9 dicembre 1999, n. 13804, in Rass. Giur. Civ. annotata, 2000, n. 4, p. 410 nella 
quale la Corte, stabilendo che il tempo del viaggio rientri nell’attività lavorativa solo nel caso in cui  
esso sia funzionale rispetto alla prestazione, ha voluto precisare che tale carattere sussiste solo quando 
il dipendente, obbligato a presentarsi presso la sede aziendale, sia poi di volta in volta inviato in 
diverse località per svolgervi la sua prestazione lavorativa; nello stesso senso cfr. Cass. 1 settembre 
1997, n. 8275, in Not. Giur. Lav., 1997, 753; Cass. 7 giugno 1996, n. 5323, in Not. Giur. Lav., 1996, 
543; per quanto riguarda la giurisprudenza di merito v. Trib. Milano 8 settembre 1993, in Or. Giur. 
Lav., 1993, 697.  
26
 Cass. 25 maggio 1983, n. 3629, in Giust. Civ., 1984, I, pp. 1601 ss. 
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Informazioni tesi

  Autore: Lucio Gino Antenucci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzo Valentini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

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Parole chiave

clausola di non regresso
durata massima prestazione di lavoro
lavoro effettivo
lavoro nella p.a.
lavoro straordinario
orario di lavoro

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