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La pubblicità comparativa

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Anteprima della tesi: La pubblicità comparativa, Pagina 11
 introduzione, al punto 2, intitolato “Pubblicità sleale”, viene presa in considerazione 
anche la pubblicità comparativa.
11
 
 Si rileva come la maggior parte degli Stati membri
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 vietasse la pubblicità 
comparativa in generale, ammettendola però allo stesso tempo in determinati casi, visti 
come eccezioni alla regola, in particolar modo se per autodifesa, quando si trattasse di 
un confronto oggettivo di beni o servizi, o ancora se fosse il cliente a richiedere il 
confronto.
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Allo stato di ciò la proposta di direttiva trattava la pubblicità comparativa con 
una certa flessibilità, vale a dire consentendola purché non fosse ingannevole, fosse 
basata su una serie equamente selezionata di fatti e si trattasse di un confronto – 
ancorché diretto – non basato su una qualsiasi serie di asserzioni o su un confronto 
analitico. Parametri questi a quali bisognava attenersi anche in caso di autodifesa, pena 
il ricondurre la pubblicità nel novero degli atti illeciti.
14
 
Il Progetto preliminare quindi, dopo aver dato la definizione di “pubblicità”
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 in 
generale e in particolare di quella ingannevole e sleale, si occupava all’articolo 6 della 
pubblicità comparativa, definendola al primo comma come «qualsiasi pubblicità che 
stabilisca un raffronto comparativo tra i beni, i servizi, la reputazione o il carattere 
                                                                                                                                               
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 “Progetto preliminare di direttiva sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in 
materia di concorrenza sleale”, redatto a Bruxelles nel novembre del 1975, preceduto da un Memorandum 
introduttivo sulla situazione in Europa e sulle ragioni giustificative della disciplina della materia. 
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 La ratio dell’interesse del legislatore comunitario sul tema della comparazione pubblicitaria va 
forse ricercata nella risoluzione sul programma preliminare della Comunità economica europea per una 
politica di protezione e informazione del consumatore, adottato dal Consiglio il 14 aprile dello stesso 
anno. Il programma riassumeva gli interessi del consumatore indicando cinque diritti fondamentali del 
consumatore, tra cui il diritto alla protezione degli interessi economici e il diritto all’informazione. Per 
quanto riguarda la protezione degli interessi economici è enunciato il principio per cui «qualsiasi forma di 
pubblicità non deve ingannare il potenziale acquirente del prodotto o del servizio. Chi effettua la 
pubblicità, qualunque sia il mezzo di comunicazione, deve essere in grado di giustificare, con mezzi 
adeguati, la validità delle affermazioni compiute». Il diritto all’informazione del consumatore è basato 
invece sul seguente principio: «All’acquirente di beni o di servizi devono essere comunicate informazioni 
sufficienti in modo che possa valutare: le caratteristiche fondamentali dei beni o dei servizi offerti, come 
la natura, la qualità, la quantità e il prezzo; effettuare una scelta razionale tra prodotti o servizi 
concorrenziali […]». 
12
 Tutti tranne Irlanda, Regno Unito e Paesi Bassi. 
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 Rileva però acutamente Guglielmetti, La pubblicità comparativa e la proposta di direttiva 
comunitaria, in Rivista di Diritto Industriale, 1979, pag. 343, che «generalmente mancano disposizioni 
legislative specifiche dirette a regolare, in un senso o nell’altro, la pubblicità comparativa». Sottolinea 
infatti come spesso le norme si riferiscono a fattispecie diverse, prima di tutte la concorrenza sleale, ma è 
poi la giurisprudenza che, interpretandole, le riempie riconducendo tutte le indicazioni che denigrano un 
concorrente, anche quelle vere, nell’alveo delle fattispecie vietate dall’ordinamento. 
14
 Non si fece invece nella direttiva un eccezione nel caso in cui fosse stato il cliente a chiedere un 
raffronto, in quanto appariva difficile immaginare che un cliente chiedesse di essere tratto in inganno o 
male informato. 
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 Definita come «qualsiasi messaggio di carattere commerciale o professionale diffuso in qualsiasi 
procedimento o qualsiasi forma rispetto a beni o servizi o alla fornitura di beni e prestazioni di servizi 
offerti al pubblico o a parte di esso» (articolo 2, punto 1). 
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Informazioni tesi

  Autore: Gianpiero Coccia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Nadia Zorzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 291

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Parole chiave

codice di autodisciplina pubblicitaria
d.lgs. 67/2000
d.p.r. 284/03
direttiva 97/55/ce
pubblicità comparativa

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