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La rappresentanza politica femminile: un’analisi comparativa

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Anteprima della tesi: La rappresentanza politica femminile: un’analisi comparativa, Pagina 9
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come religione dominante, l’accesso delle donne all’istruzione universitaria e 
un’uguaglianza di genere dei ruoli sociali sono variabili positivamente associate con 
l’accesso delle donne nei parlamenti” (Tremblay, 2008, 9).  
 
Religione 
La religione rappresenta secondo alcuni autori un’importante variabile in grado di 
influenzare l’atteggiamento politico delle donne (Inglehart, Norris, Welzel, 2004, 7; 
Trembaly, 2008, 9). Infatti, a seconda del tipo di religione diffusa in un paese le donne 
avranno più o meno probabilità di prendere parte al processo decisionale politico. Da 
alcune ricerche è risultato che nelle nazioni in cui la religione dominante è il 
protestantesimo si ha una più elevata partecipazione femminile alle assemblee 
rappresentative: in questi paesi la percentuale di elette nelle camere basse è in media del 
30%. Un esempio illuminante a sostegno di questa tesi arriva dai paesi scandinavi dove 
già dalla fine degli anni ‘90 i parlamenti erano composti da percentuali molto elevate di 
parlamentari donne: la Svezia in testa con il 40,4% e a seguire la Norvegia (36,6%), la 
Finlandia (33,%), la Danimarca (33%) e l’Islanda (25,4%) (Kenworthy, Malami, 1999, 
243). Al contrario, le società dove sono diffuse altre religioni sono generalmente 
caratterizzate da una più bassa presenza di donne: la percentuale di elette nelle camere 
basse nei paesi a maggioranza cattolica è mediamente del 13%, del 7% nei paesi 
ortodossi, del 5% in quelli confuciani e infine soltanto del 3% nelle società islamiche 
(Inglehart, Norris, Welzel, 2004, 7). Queste differenze troverebbero una spiegazione nel 
fatto che a differenza del protestantesimo, la altre religioni tenderebbero ad enfatizzare 
il ruolo tradizionale delle donne nelle società disincentivando in questo modo un loro 
possibile coinvolgimento in ambito politico (Kenworthy, Malami, 1999, 244).  
 
Cultura politica 
Un ulteriore ostacolo di tipo culturale alla partecipazione delle donne nelle assemblee 
legislative risiede nel fatto che queste ultime sono tradizionalmente caratterizzate da 
una cultura maschilista. Tali istituzioni sono state infatti “ideate, fondate e organizzate 
da uomini che agivano nell’interesse degli uomini, e concepite per avvantaggiare gli 
uomini” (Agnati, 2001, 23). Perciò fino ai primi decenni del XX secolo, periodo in cui 

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Calzolari
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Amministrazioni Pubbliche ed Economia di Mercato
  Relatore: Massimiliano Andretta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

FAQ

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