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La rappresentazione dell'invisibile

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Anteprima della tesi: La rappresentazione dell'invisibile, Pagina 7
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Dunque, secondo la ripartizione dei tre letti, esistono tre livelli a cui corrispondono 
però solo due artefici: l’idea del letto creata da un Demiurgo, secondo natura; il letto 
fabbricato da un artigiano che rivolge il proprio sguardo all’idea; il letto dipinto da 
un pittore che si rivolge al letto fabbricato dall’artigiano. Il pittore quindi non può 
essere definito propriamente un artefice bensì soltanto un imitatore. Lui non imita 
la realtà e la verità delle idee, ma l’apparenza delle cose sensibili, che a loro volta 
sono imitazioni delle idee: produce insomma apparenze, non cose reali, quindi la 
sua è una copia di una copia. Pittori (e anche i poeti) distano, secondo Platone, tre 
volte dalla vera realtà, non sono altro che creatori di immagini ingannevoli perché 
non conformi all’idea, che sarebbe la propria immagine mentale della realtà. 
Nella sua teoria delle idee, Platone per fare riferimento alle idee o forme ideali 
utilizza la parola eidos per indicare la sua struttura costruttiva e la parola éidola, la 
riproduzione delle parvenze di qualsiasi cosa.
6
 L’eidos è la natura interna della cosa, 
il nucleo interno ed invisibile. 
Questo pensiero di Platone è in parte ripreso in epoca moderna dalla dottrina filoso-
fica del fenomenismo, secondo cui il mondo è una realtà che è tale solo in rapporto 
a colui che l’apprende perché ognuno può conoscere le cose soltanto come gli si 
manifestano. Il fenomenismo, comporta un dualismo di base: da una parte la realtà, 
dall’altra le nostre immagini della realtà. Eidos o eidolon per Democrito e Platone, 
idea per Cartesio, appercezione per Leibniz, impressione per David Hume, rappre-
sentazione o fenomeno per Kant, immagine per Bergson.
Aristotele nega l’esistenza del mondo delle idee, sostiene che esse sono nella mente 
di chi pensa e non abbiano per questo nessuna consistenza ontologica al contrario 
degli oggetti fisici che sono realmente esistenti. Non si pone quindi la questione 
dell’imitare o meno la verità in sé: per lui l’arte è dar luogo a una verità che tenti 
di comprendere le ragioni per cui le opere abbiano contenuti e intenti espressivi. 
Contro al verismo platonico, Aristotele indica l’intenzione nuova della pittura: «Ad 
ogni produzione dell’arte preesiste l’idea creatrice (poietica) che gli è identica, per 
esempio l’idea creatrice dello scultore preesiste alla statua. Non vi è in tal dominio 
generazione a caso. L’arte è ragione dell’opera, ragione senza materia».
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6  https://btfp.sp.unipi.it/dida/resp/ar01s48.xhtml
7   www.treccani.it/enciclopedia/platone-e-aristotele
Aristotele
Scuola di Atene. Raffaello. 1509-1511.

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La rappresentazione dell'invisibile

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Informazioni tesi

  Autore: Piero Vitti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Scuola di nuove tecnologie dell'arte
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Valerio Ambiveri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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psicologia
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