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La scala della contemplazione nella Commedia

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Anteprima della tesi: La scala della contemplazione nella Commedia, Pagina 8
Et quoniam, ubi quis ceciderit, necesse habet ibidem recumbere, nisi apponat quis et adiiciat, ut 
resurgat; non potuit anima nostra perfecte ab his sensibilibus relevari ad contuitum sui et aeternae 
Veritatis in se ipsa, nisi Veritas, assumpta forma humana in Christo, fieret sibi scala reparans priorem 
scalam, quae fracta fuerat in Adam. Ideo, quantumcumque sit illuminatus quis lumine naturae et 
scientiae acquisitae, non potest intrare in se, ut in se ipso delectetur in Domino, nisi mediante Christo, 
qui dicit: Ego sum ostium. Per me si quis introierit, salvabitur et ingredietur et egredietur et pascua 
17
inveniet. 
18
Ma nel passo troviamo, accanto all’accostamento Cristo-porta, anche un altro elemento 
significativo: la scala (e con essa il Redentore) esprime soprattutto il costante rapporto fra 
terreno e celeste, oscurità e luce, morte e vita, uomo e Dio. Il concetto è radicato in tutto 
l’Occidente, e già ancor prima del Medioevo, trovando radici in un altro passo biblico, nel libro 
della Cristianità per eccellenza: il Vangelo. Giovanni evangelista ha in mente proprio la scala di 
Giacobbe quando riporta le parole di Cristo: 
et dicit ei amen amen dico vobis videbitis caelum apertum et angelos Dei ascendentes et 
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descendentes supra Filium hominis. 
Lo stesso evangelista, raccontando nel capitolo terzo l’incontro fra Gesù e Nicodemo, 
fornisce un’ulteriore dato quando, giunti a considerare la possibilità di rinascere nello spirito, 
scrive: 
20
 et nemo ascendit in caelum nisi qui descendit de caelo Filius hominis qui est in caelo. 
Di nuovo il riferimento alla scala di Giacobbe è evidente. Ma merita ancor più attenzione il 
fatto che da essa l’apostolo «elimina il lato materiale prefigurante, ante litteram o profetico, la 
scala, assimilata ormai alla croce medesima di Cristo, e ne evidenzia gli effetti di comunione e 
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visione mistica in quel salire e scendere degli angeli sul «Figlio dell’uomo»*…+». “Salire e 
scendere su una scala”: esiste una metafora migliore per descrivere un concetto tanto astratto 
come il rapporto fra l’uomo e Dio? Certamente i mistici e i neoplatonici diedero grande 
17
 BONAVENTURA DA BAGNOREA, Itinerarium mentis in Deum, IV, 2. In Itinerario della mente verso Dio, a cura di M. Parodi e 
M. Rossini, Milano, Rizzoli, 1994; cit. a p. 132. 
18
 Cfr. RICCARDO DI SAN VITTORE, Benjamin maior, III: «Haec porta, haec scala, hic introitus, iste ascensus, hac intratur ad 
intima, hac elevamur ad summa, haec via ad hujus speculationis fastigium, haec fabricandi propitiatorii artificium, haec ars 
absque dubio per quam cordis munditiam recuperatur, recuperata servatur»; in RICHARD VON ST. VICTOR, De contemplatione 
[Benjamin maior], a cura di M.-A. Aris. Appendice a M.-A. ARIS, Contemplatio. Philosophische Studien zum Traktat Benjamin 
maior des Richard von St. Victor, Frankfurt am Main 1996, cit. a p. 59. 
19
 Gv. I, 51. Biblia Sacra iuxta vulgatam versionem; corsivi miei. 
20
 Gv. III, 13. Biblia Sacra iuxta vulgatam versionem. 
21
 C. DI FONZO, «La dolce donna dietro a lor mi pinse/ con un sol cenno su per quella scala» (Par. XXII, 100-101), in «Studi 
Danteschi», vol CXIII (1991), pp. 141- 175, cit. a p. 142. 
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La scala della contemplazione nella Commedia

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Corcione
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Mira Veronica Mocan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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