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La scala della contemplazione nella Commedia

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Anteprima della tesi: La scala della contemplazione nella Commedia, Pagina 9
importanza a questa potente immagine, che quasi sempre viene menzionata o discussa nelle 
loro speculationes contemplationis. Gli autori cristiani citati qui sotto, tra i più famosi del XII, XIII 
e XIV secolo, possono fornire alcune prospettive fondamentali per capire l’ideologia della terza 
Cantica, e svolgono un ruolo altrettanto determinante, come vedremo, per il cielo degli spiriti 
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contemplanti. Vediamo infatti che nei massimi trattati sulla contemplazione appare 
indispensabile rifarsi alla scala di Giacobbe: 
«Nonne hanc gratia videtur acceppasse qui angelos ascendente set descendentes meruit videre et 
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Dominum innixum scale? Unde et dicit: Vidi Dominum facie ad faciem et salva facta est anima mea» 
«Vidit Iacob in scala angelos ascendentes et descendentes: nunquid stantem quempiam, sive 
sedentem? Non est stare omnino in pendulo fragilis scalae, neque in incerto huius mortalis vitae 
quidquam in eodem statu permanet. NON HABEMUS HIC MANENTEM CIVITATEM, nec futuram adhuc 
possidemus, sed inquirimus. Aut ascendas necesse est, aut descendas: si attentas stare, ruas necesse 
est. Minime pro certo est bonus, qui melior esse non vult, et ubi incipis nolle fieri melior, ibi desinis 
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etiam esse bonus.» 
« Videtur quod vita contemplativa, secundum statum huius vitae, possit pertingere ad visionem 
divinae essentiae. Quia, ut habetur Gen. XXXII, Iacob dixit, vidi Deum facie ad faciem, et salva facta est 
anima mea. Sed visio faciei est visio divinae essentiae. Ergo videtur quod aliquis per contemplationem in 
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praesenti vita possit se extendere ad videndum Deum per essentiam.» 
1.2. Il suono, la luce, il calore e le ali della scala di Giacobbe 
Parleremo ora di una serie di tematiche che ricorrono nei due canti in questione, anch’esse 
volte a unirli e a dargli coerenza, sia facendo da sottofondo e contribuendo alla particolare 
atmosfera di cui abbiamo appena parlato, sia intervenendo apertamente nel racconto, 
fin’anche a determinarlo. Ciò che più mi preme di dimostrare in questo paragrafo è 
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 Altrettanto importanti sono le fonti monastiche (soprattutto, certamente non è un caso, quelle di ambito benedettino). Per 
fare un esempio, cfr. PIER DAMIANI, Dominus Vobiscum, caput XIX Laus eremiticae vitae, 238, PL. CXLV, coll. 248-249: «Tu scala 
illa Jacob [...], quae homines vehis ad coelum, et angelos ad humanum deponis auxilium. Tu via aurea, quae homines reducis ad 
patriam. Tu stadium, quod bene currentes provehis ad coronam. O vita eremitica, balneum animarum, mors criminum, 
purgatorium sordidum [...]». Dunque la scala è anche il simbolo della vita eremitica. 
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 RICCARDO DI SAN VITTORE, De quatuor gradi bus violentae caritatis, XXXIV. In Ibid., I quattro gradi della violenta carità, a 
cura di M. Sanson, Parma, Pratiche, 1993, cit. a p. 124. 
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 BERNARDO DI CHIARAVALLE, Lettera 91 Agli abati radunati a Soissons, in Opere di San Bernardo, VI/1 Lettere, 1-210, 
traduzione italiana di ETTORE PARATORE, commento di F. Gastaldelli, Milano, Fondazione di Studi Cistercensi, 1986, p.452-53. 
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 TOMMASO D’AQUINO, Summa theologiae, II, II, CLXXX, 5.1. In Summa theologiae, a cura di mons. P. Gianolio, Milano, 
Edizioni paoline, 1988; cit. a p. 1785. 
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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Corcione
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Mira Veronica Mocan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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