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La superbia in Dante: intimo conflitto tra desiderio di gloria e consapevolezza della sua vanità

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  ~ 2 ~    1.1 La formazione culturale Altero e disdegnoso, amava circondarsi di pochi amici a lui simili ma, assetato di ideali, avido di conoscenza e di gloria, sentì fin da subito il bisogno di una scuola più vasta, di un addestramento più saldo e sicuro. Poco si sa circa gli studi di Dante. La sua cultura, formatasi in un contesto educativo totalmente diverso da quello attuale, è ricostruibile, in assenza di dati documentari affidabili, innanzitutto a partire dalle opere. Si ottiene così l'immagine di un attento studioso di teologia, filosofia, fisica, astronomia, grammatica e retorica: in breve, di tutte le discipline del Trivium e del Quadrivium previste dalle scuole e dalle Universitates medievali. Secondo una testimonianza del Convivio (cfr. II, XII, 7), Dante intuì il valore della filosofia e si diede a frequentare “le scuole de li religiosi e le disputazioni de li filosofanti”. Occorre ricordare, infatti, che agli studi generali dei domenicani di Santa Maria Novella, dei francescani di Santa Croce e alla scuola di Spirito Santo degli agostiniani affluivano sia religiosi che laici. Di tutti i possibili maestri di Dante, solo di Brunetto Latini è possibile tracciare un profilo, il quale aveva compreso sin da subito l’altezza dell’ingegno e l’avidità di sapere e di gloria del giovane allievo. Egli stesso si dichiarò “phylosophie domesticus” e conobbe la precisa formulazione di tutti i problemi che costituiscono il fondamento logico di ogni speculazione. Si iscrisse all’arte dei medici e degli speziali, assistette alle lezioni dei religiosi e partecipò a riunioni e dispute secondo l’uso del tempo, distinguendosi sempre per la sottigliezza delle sue domande e obiezioni (spesso apertamente polemiche, secondo il suo fiero temperamento). A Firenze il giovane Dante (1291-1294) apprese i principi direttivi delle singole questioni di filosofia morale e di teologia. A Bologna invece, conobbe il diritto e coltivò la sua passione per l’arte, come si può ricavare, ad esempio, dal fatto che riuscì a notare l’inizio di una nuova maniera, diversa dal disegno minuzioso e complesso di Oderisi, che si stava affermando con le miniature di Franco Bolognese (cfr. Purg., XI, 77-84). Alla teologia si dedicò (forse) anche a Parigi, secondo quanto riportano Giovanni Villani e Boccaccio. È da ritenere che qui incontrasse tomisti e bonaventuriani, averroisti ed eclettici, intellettualisti e dogmatici e che da questi incontri abbia ricavato una sua umana e poetica esperienza, sempre in bilico tra ardore polemico e misura, tra emozione lirica e passione per le forme speculative. Molti passi della Comedìa costituiscono l’eco di questa lezione teologica.
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La superbia in Dante: intimo conflitto tra desiderio di gloria e consapevolezza della sua vanità

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Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Toppan
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Aldo Maria Costantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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Parole chiave

filologia dantesca
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superbia
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