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Le donne ''resistenti'' del cinema italiano 1945-2005

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Anteprima della tesi: Le donne ''resistenti'' del cinema italiano 1945-2005, Pagina 6
sul tema diretto da una donna, e le registe che hanno parlato di donne della Resistenza nei loro
documentari lo hanno fatto solo molti anni dopo la fine della guerra (la prima è Liliana Cavani,
nel 1965). Anche per quanto riguarda la Resistenza, dunque, la donna è in massima parte
l’oggetto dello sguardo maschile, e non il soggetto guardante: colei che viene vista, non colei
che guarda. È forse un caso che l’unica opera cinematografica in cui la guerra, con le due
opposte esperienze di partecipazione femminile delle partigiane e delle ausiliarie di Salò, viene
presentata con evidenza, sia a livello contenutistico che stilistico, come un momento di rottura
nella storia della donna sia un film diretto da una donna
3
? Mi pare difficile crederlo. 
Il dato di fatto incontestabile è che questo, e altri fattori culturali e sociali, hanno fatto
sì che la filmografia sulla Resistenza non pulluli di personaggi femminili. Sfogliando i vari
cataloghi delle rassegne cinematografiche dedicate alla Resistenza, i personaggi femminili (e
peggio ancora, le protagoniste femminili) vanno proprio cercati, scorporandoli da vicende
collettive o maschili. D’altro canto, non mi risulta che finora nessuno mai si fosse interrogato
sull’immagine della donna nella Resistenza che emerge dai film italiani. Nei diversi convegni su
cinema e Resistenza che si sono succeduti nel tempo
4
 c’è una quasi totale rimozione
dell’esperienza femminile e del suo riverbero sul grande schermo
5
. Ciò a dispetto del fatto che
i film sulla Resistenza ci regalano interpretazioni, più o meno interessanti, di attrici famose, tra
le quali Anna Magnani, Claudia Cardinale, Lucia Bosè, Gina Lollobrigida, che avrebbero
potuto interessare gli storici del cinema (maschi e femmine, beninteso). In questo senso dicevo
all’inizio che mi propongo di portare alla luce le figure femminili: riportarle in primo piano e
dare loro l’importanza storica che si meritano, quasi fossero dei testimoni privilegiati, da
coccolare. Infatti, se è vero che le donne nel cinema resistenziale sono poche, se è vero che,
anticipando qui alcune conclusioni, il cinema italiano trascura diversi aspetti della Resistenza
“al femminile”, d’altra parte proprio questo mi sembra un fatto interessante su cui interrogarsi,
tanto da farmi pensare di aver centrato il bersaglio nel scegliere l’argomento della mia tesi.
Ecco quindi come sono mutati i miei sentimenti nel corso di questo lavoro. La sensazione
iniziale è stata di smarrimento, un sentimento tipico del laureando al primo lavoro di ricerca,
qui accentuato per la scarsezza di materiale a mia disposizione (nel doppio senso di materiale
filmico da analizzare e di libri o ricerche da consultare). Sembrava ci fosse talmente poco di cui
parlare che il gioco non valesse la candela. Pian piano, invece, andando a scovare, continuando
a pormi domande e a sperimentare nuove strade di ricerca, ho capito che il percorso
3
 mi riferisco a Bellissime di Giovanna Gagliardo, di cui parlerò nel capitolo sei.
4
 per citarne alcuni: 1956 Bologna, 1963 Torino-Grugliasco, 1964 Genova, 1964 Cuneo, 1970 Venezia, oltre
a quelli organizzati nel 2005 in occasione del 60° anniversario della Liberazione.
5
 segnalo il convegno Cinema e Resistenza in Italia e in Europa nel corso del quale, in data 4 novembre
1994, si è tenuto il dibattito Le donne nella Resistenza, seguito alla proiezione del documentario di
Liliana Cavani. Gli atti del convegno sono stati pubblicati nel 1997. Per il documentario di Liliana
Cavani rimando al capitolo sei.
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Informazioni tesi

  Autore: Arianna Pellegrini
  Tipo: Laurea vecchio ordinamento (pre riforma del 1999)
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Gian Piero Brunetta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

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