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Le donne ''resistenti'' del cinema italiano 1945-2005

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Anteprima della tesi: Le donne ''resistenti'' del cinema italiano 1945-2005, Pagina 9
Note
Alcuni termini che, di necessità, ricorrono frequentemente in questo lavoro presentano non
pochi problemi di definizione. Già il concetto chiave di questo lavoro, la Resistenza, non è
esente da ambiguità: cosa intendiamo per Resistenza? E quando parliamo di cinema
resistenziale intendiamo i film prodotti negli anni immediatamente successivi alla Resistenza o
i film che parlano di Resistenza? Il problema è sollevato da Massimo Mida e Giovanni Vento
nel loro Cinema e Resistenza, dal quale accolgo queste due osservazioni:
[…] se è vero che la definizione di Resistenza può essere estesa nel senso dello spazio, del tempo e dei contenuti, 
è anche vero che, di fronte alla Resistenza, devono esserci sempre e solo il nazismo e il fascismo.
La questione […] è troppo chiara per ammettere equivoci: un conto è dire film sulla Resistenza (film che ha per
argomenti fatti e personaggi di un certo periodo storico), e un altro è dire cinema della Resistenza (cinema fiorito
da un certo clima e che rispecchia questo clima). Si dirà perciò Roma, città aperta film sulla Resistenza, Ladri di
biciclette film della Resistenza.
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Ricorre nel mio lavoro la distinzione tra film di finzione o “a soggetto” e film documentario,
una distinzione in alcuni casi non così immediata. Per l’insieme dei film considerati non
ritengo ci siano stati casi problematici di distinzione tra film a soggetto e film documentario, o
di mescolanza tra i due “generi”. Per una definizione di documentario si veda il capitolo I della
Storia del documentario di Roberto Nepoti. Vorrei precisare che laddove parlo di cinema
documentario l’espressione usata non vuole avere un valore sminuente: sono fermamente
convinta che il documentario abbia la stessa dignità artistica del film “a soggetto”.
Semplicemente ho inteso marcare differenze che non stanno sul piano della qualità dell’opera
ma su quello della diversità di realizzazione, nella distribuzione, ed una  conseguente –
inevitabile, spesso ingiusta – minore notorietà presso il pubblico. Nello specifico di questo
lavoro, marcare la differenza m’è parso necessario perché come ho già avuto modo di
anticipare il confronto tra film “a soggetto” e film documentario è un fertile terreno d’analisi.
Si scopre cioè grazie ai documentari dei “buchi” del cinema di finzione.
Trattandosi di una tesi in Storia e critica del cinema, ritengo che le immagini non abbiano una
mera funzione illustrativa o decorativa, ma siano una parte necessaria del lavoro. Ciò vale
ancor più per l’argomento trattato, data la scarsità degli apparati iconografici dei libri su
cinema e Resistenza. Se si escludono le attrici più famose, in particolare la Magnani e la
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 entrambe le citazioni sono tratte da Massimo Mida e Giovanni Vento, Cinema e Resistenza, Landi,
Firenze, 1959, pag. 9.
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Informazioni tesi

  Autore: Arianna Pellegrini
  Tipo: Laurea vecchio ordinamento (pre riforma del 1999)
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Gian Piero Brunetta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

FAQ

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