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Le pendici nord-orientali del Palatino tra tarda antichità ed età moderna (Ambiente 2). Contesti, stratigrafia, storia

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come vano coperto e dotata di un pavimento mosaicato. Intorno al 60 a.C. una nuova 
modifica struttura quest‟ambiente come parte di un lungo corridoio a pavimento 
musivo.  
In relazione all‟innalzamento della metà del I secolo a.C. dei piani stradali della 
via Valle/Foro, si osserva la sopraelevazione della teca realizzata con elementi di 
peperino sovrapposti, di forma cubica e con al centro un foro circolare. La struttura 
riceve inoltre una serie di elementi accessori, tra cui una vasca e una vera, assumendo le 
sembianze di un pozzo. Il definitivo riempimento della teca in peperino è databile poco 
prima dell‟età augustea20.  
A questa stessa fase, è attribuibile la realizzazione di un importante elemento 
strutturale che, pur nei suoi differenti riutilizzi, segnerà la topografia della pendice nord-
orientale del Palatino almeno fino ad età altomedievale. Nasce, infatti, e segna un punto 
di demarcazione fisica e funzionale tra il settore a valle e quello a monte della pendice 
palatina, un muro con fondazione cementizia e alzato in blocchi di tufo rosso lionato. 
Questa poderosa costruzione con orientamento NE-SW, sembra definire due aree 
funzionali diverse: quella a monte di tipo residenziale; quella a valle con carattere più 
marcatamente pubblico-sacrale. Non è casuale che ci siano stringenti analogie tra questo 
muro e quello di recinzione dell‟area sacra individuato nello scavo della Meta Sudans e 
datato in età sillana: ad accomunare le due strutture sono la tecnica costruttiva e il 
materiale impiegato, senza escludere che gli allineamenti topografici potrebbero far 
propendere per un‟interpretazione del nostro muro come il limite occidentale dell‟area 
delle Curiae Veteres21.  
Tra la metà del I secolo e il 27 a.C. l‟area a monte della pendice palatina è 
interessata da un‟intensa attività edilizia tesa al rifacimento della domus22. Di 
quest‟ultima sono noti il limite nord (costituito dalla strada che saliva verso il Foro) e il 
limite est (costituito dal muro a blocchi di tufo rosso); mentre a sud essa doveva 
estendersi nella zona occupata dalle sostruzioni di Vigna Barberini, e a ovest al di sotto 
delle c.d. Terme di Elagabalo. Questo settore, oltre all‟edilizia residenziale, prevedeva 
                                                 
20
 Il definitivo sigillo è accompagnato da un particolare rito: viene infatti deposto un piccolo coperchio in 
ceramica comune da mensa circondato da due assi bronzei fusi e da tre astragali ovini, il tutto protetto da 
uno strato di argilla sterile e da uno strato di scorie di cottura.   
21
 E‟ probabile che i muri delimitino un complesso unitario,nato in età regia presso la Valle e 
successivamente ampliato verso ovest. 
22
 Le strutture murarie di inizio I secolo a.C. vengono rasate e sostituite da una serie di muri in opera 
reticolata con cubilia di tufo rosso,con orientamento NE-SW 
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Informazioni tesi

  Autore: Antonia Falcone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Lettere
  Relatore: Clementina Panella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 437

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