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Le politiche della Banca Mondiale sulla povertà nei paesi in via di sviluppo

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Anteprima della tesi: Le politiche della Banca Mondiale sulla povertà nei paesi in via di sviluppo, Pagina 2
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INTRODUZIONE
Questo primo capitolo è una rapida rassegna sull’evoluzione ed ampliamento del
concetto di povertà a partire dall’approccio classico (basato fondamentalmente sulla
determinazione di una linea della povertà standard calcolata in base al reddito), fino
all’attuale concetto di povertà (esteso agli aspetti sociali della deprivazione umana),
passando per il contributo fondamentale di Amartya Sen, premio Nobel per l’economia,
con la sua teoria basata sulle capacità umane. Si cercherà inoltre di indicare i motivi che
spingono a adottare un certo tipo di approccio anziché un altro, evidenziando per
ciascuno sia i punti di forza che di debolezza. Questo capitolo è necessario per
comprendere meglio le interazioni tra le strategie antipovertà, con riferimento
particolare a quelle adottate dalle istituzioni internazionali (dalla Banca Mondiale in
particolare), e soprattutto per poter meglio valutare tali strategie. All’estensione del
concetto di povertà si accompagna, infatti, un aumento della gamma di strategie
rilevanti ai fini della lotta alla povertà e, di conseguenza, una maggiore interazione tra le
stesse.
APPROCCIO CLASSICO
Storicamente il punto di partenza della misurazione della povertà nei vari paesi era il
PIL pro capite. Questa prima misura nonostante gli evidenti limiti permetteva di dare
un’idea (per quanto scarsamente significativa) delle differenze di reddito internazionali.
Le misure basate sul PIL pro capite sono affette da importanti limiti, Atkinson
1
(1975)
ne evidenzia in particolare due:
- il fatto che il PIL non considera la produzione per consumo proprio. La
presenza di tale tipo di produzione, essendo prevalente nel settore
dell’agricoltura (che è il settore più importante per molti paesi poveri), porta a
sottovalutare il reddito medio proprio nei PVS;
- la necessaria conversione dei redditi medi ottenuti in una medesima valuta (che
normalmente è il dollaro USA) per permettere un confronto tra i vari paesi non
è sufficientemente precisa, anche quando tale conversione venga fatta adottando
tassi di cambio che riflettano i prezzi relativi di beni e servizi (come fa la Banca
Mondiale per misurare la povertà). I tassi di cambio così ottenuti, non
1
“The Economics of Inequality”, Clarendon Press – Oxford 1975

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Le politiche della Banca Mondiale sulla povertà nei paesi in via di sviluppo

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Informazioni tesi

  Autore: Daniele Battisti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Mario Pianta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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