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Lo ius novorum in appello

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Anteprima della tesi: Lo ius novorum in appello, Pagina 2
chiuso, dopo un primo grado privo di preclusioni, a seconda che l’intento sia quello di consentire alle 
parti di correggere i propri errori mediante un secondo grado di giudizio, ovvero quello di valorizzare il 
più possibile il processo di prima istanza, vera sede per l’esame del rapporto controverso tra le parti. 
In relazione all’attuale previsione dell’art. 345 c.p.c., le questioni interpretative che occorre tenere in 
considerazione sono, per quanto riguarda le nuove eccezioni, la distinzione tra eccezioni in senso 
stretto, proponibili solo ad istanza di parte ed espressamente vietate in appello, ed eccezioni in senso 
lato, rilevabili anche d’ufficio dal giudice e ammesse anche se proposte per la prima volta in appello; la 
possibilità per le parti di introdurre in appello nuove difese che, non potendo essere considerate 
eccezioni, vale a dire fatti impeditivi, modificativi o estintivi del diritto fatto valere dall’attore, non 
ricadono sotto il divieto di cui all’art. 345 c.p.c.; la discussa possibilità di allegare nuovi fatti a 
fondamento delle nuove eccezioni in senso lato. 
Per quanto riguarda il divieto di proporre per la prima volta davanti al giudice dell’impugnazione mezzi 
di prova nuovi rispetto a quelli dedotti in prima istanza, non è affatto pacifico, né in giurisprudenza, né 
in dottrina, cosa debba intendersi per mezzo di prova indispensabile: il significato di questo requisito, 
che permette alla prova nuova di trovare ingresso in appello, è stato variamente interpretato, anche con 
riferimento ai rispettivi poteri delle parti e del giudice. L’indispensabilità del mezzo istruttorio ha 
affaticato gli interpreti anche quanto al suo rapporto con l’altra condizione che permette di sottrarsi al 
divieto di cui al terzo comma dell’art. 345 c.p.c.: la non imputabilità alla parte della causa che le ha 
impedito di proporre il mezzo di prova in questione nel giudizio di primo grado. All’interno dei mezzi 
di prova, una posizione distinta è occupata dai documenti, la cui producibilità per la prima volta in 
appello risultava in passato pacifica, ma che è stata messa in discussione da alcune recenti pronunce 
della Corte di Cassazione. La questione, quanto alle nuove prove documentali, può essere posta in 
termini di economia processuale: la produzione di nuovi documenti in appello, a differenza degli altri 
mezzi di prova, non comporta veramente un allungamento della durata del giudizio di seconda istanza? 
È questo, come altri, un interrogativo che occorrerà affrontare. 
In conclusione della tesi è apparso opportuno fare un breve accenno al problema della compatibilità del 
divieto dello ius novorum, come previsto dall’art. 345 c.p.c., con la disciplina del rito sommario in 
materia societaria, riformato con il d.lgs. n. 5 del 2003. La diversa impostazione data dal legislatore al 
primo grado del giudizio in materia societaria, soprattutto nei casi di applicabilità del processo 
sommario, può portare a mettere in dubbio la possibilità di applicare, senza alcun intervento di 
adattamento, la disposizione di cui all’art. 345, commi 2° e 3°, c.p.c., al rito societario. 
 
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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Dal Ri
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marino Marinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

FAQ

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