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Lo ius novorum in appello

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Anteprima della tesi: Lo ius novorum in appello, Pagina 7
Il fatto che nella cognizione del giudice d’appello confluisse l’intera causa già decisa dal primo giudice 
era confermato anche dalla presenza dell’effetto devolutivo, che stava ad indicare il passaggio della 
causa decisa dal giudice “inferiore” alla piena cognizione del giudice “superiore”. Dunque il 
procedimento di “appellazione” realizzava la prosecuzione del procedimento di primo grado, che 
veniva ripreso dal giudice di seconda istanza nella condizione in cui si trovava prima della chiusura 
della discussione
22
. Carattere fondamentale del giudizio d’appello era quindi quello di continuare il 
giudizio di prima istanza, permettendo così alle parti di colmare, in un nuovo contraddittorio, le lacune 
che la sentenza impugnata aveva avvertito essere presenti nella prima istruttoria. Il procedimento 
d’appello dava vita a nuove indagini sia sul tema di fatto, sia sulle ragioni di diritto 
che formarono oggetto della sentenza del primo giudice
23
. 
Il giudice aveva la stessa cognizione e gli stessi poteri istruttori in base a cui era stata pronunciata la 
sentenza di primo grado: l’appellazione faceva parte dei mezzi ordinari di impugnazione, che 
consentivano di denunciare qualunque vizio della sentenza impugnata, per il solo fatto di essere parti 
del giudizio (diversamente dai mezzi straordinari, per mezzo dei quali era possibile denunciare 
solo determinati vizi delle sentenze). 
È necessario prendere in considerazione anche il dubbio che può nascere in relazione alla capacità o 
meno del procedimento d’appello di avvicinarsi maggiormente ad una decisione che sia giusta, pur 
basandosi sugli stessi elementi a disposizione del primo giudice. In realtà l’esperienza ha dimostrato 
che, anche se il processo di primo grado non ha presentato anomalie, non è detto che il giudizio 
d’impugnazione si svolga nelle stesse condizioni, in quanto c’è in ogni caso un quid novi: tale elemento 
di novità è costituito proprio dall’esperienza del compimento del primo giudizio. 
Non necessariamente l’oggetto del processo d’impugnazione però coincideva con quello del processo 
di primo grado. Questa scarto di ampiezza tra i due procedimenti si riscontrava in due casi. Il primo era 
rappresentato dall’impugnazione parziale: di fronte ad una sentenza di primo grado che presentasse più 
capi, rispetto ai quali una parte fosse risultata soccombente, l’appellante non insisteva su tutte le ragioni 
esposte in primo grado, ma limitava la sua domanda solo ad alcuni capi. Il secondo caso era invece 
rappresentato dall’ipotesi inversa, cioè dal problema dello ius novorum, vale a dire della possibilità o 
meno di proporre in appello nuove domande, nuove eccezioni e dedurre nuovi mezzi istruttori. 
 
1.3. Lo ius novorum 
La disciplina dello ius novorum si trovava, nel c.p.c. del 1865, nell’articolo 490, il quale stabiliva che 
«Nel giudizio di appello non si possono proporre domande nuove; se proposte, devono rigettarsi anche 
d’ufficio. Possono domandarsi gli interessi, i frutti, gli accessori scaduti dopo la sentenza di prima 
istanza, e il risarcimento dei danni sofferti dopo la sentenza stessa. Può proporsi la compensazione e 
ogni altra eccezione alla domanda principale. Possono dedursi nuove prove.». 
Questa disposizione si poneva in posizione centrale all’interno della disciplina del giudizio d’appello, 
in quanto stabiliva i limiti che in esso incontravano le facoltà delle parti e, in corrispondenza, i limiti 
dei poteri del giudice. Già nella relazione al nuovo codice, il guardasigilli Pisanelli sottolineava come 
l’appello non fosse destinato solo a correggere gli errori dei primi giudici, ma anche, per le parti, a 
svolgere più compiutamente tutti gli elementi della questione: perciò le parti potevano far valere nel 
nuovo giudizio nuovi mezzi di difesa
24
, pur mantenendo al secondo processo una sostanziale identità 
con il primo. 
                                                 
22
 CARNELUTTI, ammoniva che in realtà si parla impropriamente di prosecuzione del processo di primo grado, in quanto, 
mutando il giudice, si tratta di due processi diversi. Quello che si voleva dire indirettamente con questa espressione è che 
valgono per il secondo giudizio alcuni atti compiuti nel corso del primo (Sistema del diritto processuale civile, cit., 638). 
23
 MORTARA, Procedura civile, cit., 4 ss. 
24
 Relazione ministeriale sul progetto del codice di procedura civile, n. 352. 
 11
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Lo ius novorum in appello

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Dal Ri
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marino Marinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

FAQ

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