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Misure di disuguaglianza e povertà: un'analisi empirica per il caso italiano

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Anteprima della tesi: Misure di disuguaglianza e povertà: un'analisi empirica per il caso italiano, Pagina 10
______________________________________________________________Capitolo1 
 10 
La distribuzione del reddito secondo la  teoria marginalista 
 
L’approccio dominante nello studio della distribuzione primaria del reddito è 
conosciuto con il nome di teoria marginalista (o neoclassica) della distribuzione: essa 
studia come vengono determinate le remunerazioni dei vari fattori utilizzati nel processo 
produttivo. Questa teoria è stata elaborata da numerosi economisti, tra i quali dobbiamo 
citare Jevons, Walras, Edgeworth e Pareto alla fine del XIX secolo, fino ad Arrow e 
Samuelson, ai nostri giorni. 
Il marginalismo rivoluziona il concetto di valore: mentre per i classici e per Marx i beni 
sono dotati di un valore “oggettivo”, per i marginalista il valore di un bene è un concetto 
“soggettivo”, e corrisponde al grado di utilità ricevuta da chi lo consuma. Un’altra 
innovazione importante di questo approccio sta nell’assoluta irrilevanza della 
suddivisione della società in classi: si riceve un reddito solo a seguito della fornitura di 
un fattore produttivo, non ha importanza a quale classe si appartiene. 
Una delle ipotesi fondamentali del modello neoclassico prevede che tutti i mercati siano 
perfettamente concorrenziali, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta. Gli 
agenti sono quindi dei price-takers. 
L’obiettivo di ogni impresa è la massimizzazione del profitto, dati i vincoli dei costi e 
della tecnologia prevalente, e quello di ciascun individuo è la massimizzazione della 
propria utilità, dato il vincolo di bilancio. 
Vediamo come si determina la remunerazione di un fattore produttivo. Per semplicità 
facciamo riferimento al fattore lavoro: il salario viene fissato sul mercato del lavoro, 
quando si raggiunge l’equilibrio tra offerta e domanda di lavoro. La domanda di lavoro 
è la somma delle domande di lavoro delle singole imprese, mentre l’offerta di lavoro è 
data dal numero degli individui che, per ogni livello di salario, sono disposti a lavorare. 
Consideriamo il caso di un’unica impresa che ha un certo stock di capitale e che ha già 
assunto un certo numero di lavoratori. Supponiamo voglia assumere un nuovo 
lavoratore: sarà conveniente farlo se il ricavo aggiuntivo del prodotto di questo 
lavoratore in più è maggiore del costo del lavoratore stesso. 
In economia, infatti, per decidere se una azione è conveniente bisogna confrontare il 
beneficio marginale con il costo marginale dell’azione stessa; in questo caso il beneficio 
marginale è rappresentato dalla produttività marginale del lavoratore. Il prodotto 
marginale del lavoro è decrescente perché vale la legge dei rendimenti decrescenti. Fino 
a che il valore del prodotto marginale del lavoro è superiore al salario, all’impresa 

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Informazioni tesi

  Autore: Irene Brunetti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Carlo Bianchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

FAQ

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Parole chiave

distribuzione del reddito
disuguaglianza
idici di povertà
indice di atkinson
indice di gini
povertà

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