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Misure di sostegno al reddito: analisi teoriche e un'applicazione al caso della Toscana

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tra welfare state minimale e redistributivo. Egli definisce welfare state minimale, o residua-
le, lo Stato che, nella definizione delle sue politiche assistenziali, privilegia il principio della
selettività. Al contrario, un welfare state redistributivo, tende all’attuazione del principio del-
l’universalismo e dell’uguaglianza sociale (per quanto, in pratica, ciò non sia mai avvenuto). In
questo studio ci si riferirà all’impostazione di Bosi (2010), e non a quella di Hyndriks e Myles
(2006). Tale definizione è condivisa da altri studiosi, come Toso (1998) e Targetti Lenti (2000).
Anche la definizione del “contenuto” del welfare state può essere fuorviante. I compiti di
cui si occupa lo Stato sociale infatti “cambiano” a seconda che ci si riferisca alle classificazioni
di Bosi (2010), di Stiglitz (2004), o di Ferrera (come riportato in Hill (1999)).
Bosi (2010) fa rientrare nei confini del welfare state la spesa per le pensioni previdenziali,
l’istruzione, la sanità, gli ammortizzatori sociali, e l’assistenza. Nello specifico, nel settore as-
sistenziale rientrano programmi di contrasto alla povertà (e quindi di sostegno al reddito), di so-
stegno a persone che si trovano in condizioni di disagio personale (handicap, non autosufficien-
za) o sociale (emarginazione, tossicodipendenza, alcolismo) e di sostegno delle responsabilità
familiari.
Stiglitz (2004) invece distingue i programmi esplicitamente redistributivi
2
a seconda che
siano necessari requisiti contributivi per avere diritto alla prestazione. In questo caso egli dis-
tingue tra l’assistenza pubblica, che riguarda prestazioni ai cittadini abbastanza poveri (e even-
tualmente in possesso di altri requisiti) da averne diritto, e le assicurazioni sociali che offrono
prestazioni ai lavoratori in pensione, invalidi, disoccupati e malati.
Ancora, Ferrera
3
distingue le politiche di sostegno al reddito a seconda che si riferiscano
all’assistenza sociale, all’assicurazione sociale o alla sicurezza sociale. Per “assistenza socia-
le” egli intende interventi “meanstest a carattere altamente condizionale volti a rispondere a
specifici bisogni individuali” (Hill (1999), pag. 88); con il termine “assicurazione sociale” si
riferisce “all’erogazione di prestazioni standardizzate in forma tendenzialmente automatica e
imparziale, in base a precisi diritti/doveri individuali, come il pagamento di premi e contributi,
e secondo modalità altamente specializzate e centralizzate” (Hill (1999), pag. 88), mentre la
“sicurezza sociale” riguarda uno “schema di protezione obbligatoria caratterizzato da copertura
universale e prestazioni uguali per tutti, pressoché totale assenza di collegamento tra la fruizio-
ne dei benefici e la partecipazione specifica al loro finanziamento da parte dei beneficiari” (Hill
(1999), pag. 89).
Nel nostro caso si parlerà di misure di sostegno al reddito o di politiche assistenziali indiffe-
renziatamente e si distinguerà a seconda che siano universali o selettive o in base alla modalità
di finanziamento. In modo molto semplificato, si assumerà che i sostenitori dell’universalismo
promuovono anche un welfare state redistributivo, mentre quelli della selettività prediligono
un welfare state residuale, nell’accezione di Bosi (2010). Toso (1998) e Targetti Lenti (2000)
esplicitano meglio la differenza tra i due sistemi.
2
I programmi “implicitamente” redistributivi invece sono quelli in cui la redistribuzione passa attraverso il
sistema tributario (Cfr. Stiglitz, 2004).
3
citato da Hill (1999).
9

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Cammilli
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia dello sviluppo avanzata
  Relatore: Lisa Grazzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 156

FAQ

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Parole chiave

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povertà
assistenza
indennità
sostegno al reddito
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unemployment benefits
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