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Modelli quantistici della mente

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Anteprima della tesi: Modelli quantistici della mente, Pagina 7
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interpretativa e dall’altro hanno evidenziato e circoscritto quei punti critici nell’evidenza 
scientifica che devono essere chiariti per poterla formulare.  
Per poter comprendere le più recenti acquisizioni scientifiche e, in particolare, quelle che 
hanno posto le basi per l’ipotesi del cosiddetto “cervello quantistico”, oggetto di questa tesi, 
occorre ripercorrere sinteticamente la storia delle idee interpretative del concetto di mente 
cosciente. I primi ad occuparsene furono i filosofi che, per l’Occidente, compaiono in Grecia 
più o meno a partire dal VII secolo a.C. 
Per Platone
4
, la coscienza ha una funzione essenzialmente conoscitiva: le idee sono realtà 
ontologiche indipendenti, forme secondo le quali è plasmata la realtà e che risiedono 
nell’anima come forme intellettuali. L’anima, vissuta nell’Iperuranio, conserva il ricordo 
delle idee e, dunque, la conoscenza è innata. Democrito, gli stoici, gli epicurei, gli scettici 
hanno ipotizzato che la vita psichica sia riducibile alle funzioni neurofisiologiche del corpo.  
Tra tutti, è Aristotele a porre il problema della coscienza in un senso che influenzerà il 
pensiero fino ad oggi, seppur secondo interpretazioni diverse. La sua osservazione 
preliminare è che il vivere animale si fonda sulla sensazione, il desiderio (ma forse è più 
appropriato il termine freudiano di “pulsione”) e l’immaginazione
5
. Per sensazione s’intende 
non soltanto la capacità di riconoscere segnali provenienti dall’esterno ma, prima di tutto, 
piacere e dolore. Per un animale, la sensazione dell’acqua non significa soltanto il 
riconoscerla tra gli elementi ma è costitutivamente innervata dal piacere che dà il berla 
quando si ha sete e dal dolore che si prova, quando se ne è privati e si ha sete. Se l’animale 
percepisce il mondo come piacere e dolore, “se l’animale è dotato di sensibilità è anche 
animale che desidera (...); dove c’è sensazione c’è anche piacere e dolore e dove c’è piacere e 
dolore che pulsione, dal momento che il desiderio è desiderio del piacevole”
6
. Ma perché ci 
sia desiderio, è necessario sapersi rappresentare ciò che desideriamo, ciò che può appagarlo. 
Dunque, “un animale non può desiderare senza immaginazione”
7
 e “gli oggetti immaginati 
sono come quelli percepiti, salvo il fatto che sono senza materia”. Aristotele la definisce 
“immaginazione sensibile (o estetica)”. Ma la sensazione non riguarda soltanto un reale a cui 
corrisponde ma “chi vede percepisce di vedere, chi ode percepisce di udire, chi cammina 
percepisce di camminare e similmente per le altre attività c’è un percepire del fatto che siamo 
in attività e perciò noi percepiamo di percepire e pensiamo di pensare”
8
. Per “percepire di 
																																																								
4
 Platone, 2000, Fedro, Bompiani, Milano. 
5
 Aristotele, 1955, Organon, Giulio Einaudi Editore, Torino. 
6
 Aristotele, 1957, L’Anima, Editori Laterza, Bari, pp. 127-129. 
7
 Aristotele, 1968, L’Anima, Oxford University Press, Oxford, pp. 65-66. 
8
  Aristotele, 2005, Etica Nicomachea, Editori Laterza, Bari, pp. 118-119.

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Modelli quantistici della mente

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Informazioni tesi

  Autore: Gianmarco Cernuzio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi Europea di Roma
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Ettore De Monte
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

FAQ

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