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Moralità e religione nei cosiddetti "Scritti teologici giovanili" di Hegel

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Anteprima della tesi: Moralità e religione nei cosiddetti "Scritti teologici giovanili" di Hegel, Pagina 3
una “teologia” intesa come “intelligenza di una fede cristiana” ricevuta ed 
accettata ?  Certamente no, ma si potrebbe  parlare, piuttosto, di una “teologia in 
senso lato” i cui confini con la ‘filosofia della religione’ potrebbero apparire 
smussati. 
Già dai tempi del Realgymnasium il giovane Hegel si lascia condizionare dal 
razionalismo che conquista, in Germania e in altri territori europei, ampi strati 
dell’opinione pubblica nonché le istituzioni culturali e perfino i settori più 
eccentrici e decisamente anticonformistici del mondo ecclesiastico che si aprono 
alla ‘modernità’  ( non è un caso che molti studiosi sette/ottocenteschi critici, o 
addirittura ostili, nei confronti del dogmatismo provengano proprio da questo 
mondo ), in corrispondenza con le contingenze storiche ( pensiamo allo sviluppo 
della stampa, alle esplorazioni e colonizzazioni geografiche, ai progressi della 
scienza  sperimentale e della tecnologia, all’affermazione del modo capitalistico di 
produzione della ricchezza, ecc. ) che danno luogo e consolidano, anche ai giorni 
nostri, un processo di forte ed intensa secolarizzazione areligiosa ( e anche 
antireligiosa ) della nostra civiltà occidentale. 
Hegel ci appare come uno degli interpreti più prestigiosi della ‘modernità’ e le 
riflessioni contenute nei suoi saggi giovanili ci appaiono sorprendentemente 
attuali e pertinenti in tema di discorso sul rapporto tra ‘cristianesimo’ e 
‘modernità’.  Il filosofo di Stoccarda svolge una precisa interrogazione a se stesso 
circa il destino del cristianesimo  e sul suo rilievo di causa promotrice di 
progresso etico - civile dell’umanità, o piuttosto fattore di corruzione di 
quest’ultima. 
L’Illuminismo settecentesco non è stato un orientamento culturale uniforme in 
tutti i paesi e nei più differenti contesti in cui si è affermato. In alcuni si è 
palesato con momenti radicali di rottura nei confronti delle religioni istituzionali, 
fino ad assumere posizioni ateistiche e materialistiche e favorire un’accesa e 
violenta politica anticlericale ( si cfr. nelle fasi più acute della Rivoluzione france   se ). In altri contesti — come l’Aufklärung germanica — esso si presta piuttosto a 
ricercare un punto di equilibrio con queste stesse religioni, ma non più disposto a 
vedere mortificata la dignità della ragione umana. Anzi, un tale Illuminismo si 
impegna a denunciare e a smascherare le contraddizioni e incongruenze del 
cristianesimo, e a combatterle decisamente per rinnovarlo e riproporlo. Mi sembra 
che Hegel si muova in questa seconda prospettiva, ma in una maniera 
abbastanza personale ed originale. 
Studiando i Vangeli canonici, egli ritiene che Gesù di Nazareth non intendeva 
fondare una nuova religione positiva, bensì si orientava solo nell’ambito di quella 
già storicamente esistente. Nell’angolatura del kantismo, anch’esso interpretato 
da Hegel in modo alquanto personale, Cristo si proponeva di riscoprire l’essenza 
dell’autentica legge morale, intesa come una legislazione interiore basata 
esclusivamente sulla ragione, incontrando però il disappunto e la riprovazione ( e 
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Moralità e religione nei cosiddetti "Scritti teologici giovanili" di Hegel

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Cuccaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Marco Ivaldo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 199

FAQ

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