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Neoliberalismo: dal contributo di Foucault al dibattito attuale

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Anteprima della tesi: Neoliberalismo: dal contributo di Foucault al dibattito attuale, Pagina 7
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Emergeva così una forte linea di pensiero, per la quale esiste un ambito nel quale il non 
intervento dell’autorità pubblica è maggiormente efficace, non per ragioni di diritto, ma per 
ragioni di verità: questo ambito è quello del mercato. La questione si formulava ora nella 
forma della traduzione giuridica dell’autolimitazione della governamentalità: come fare in 
modo che essa non paralizzi l’attività di governo e non soffochi le attività di mercato? A tale 
problematica, il liberalismo classico ha tentato di rispondere essenzialmente attraverso due 
serie di argomenti: la prima si rifaceva ai diritti dell’individuo, la seconda agli interessi. Nel 
primo caso il fondamento della limitazione era giuridico: ogni singolo individuo è 
depositario di diritti naturali inalienabili, che l’autorità sovrana non deve ignorare. Nel 
secondo caso il fondamento era di tipo scientifico-naturalistico: a porre i limiti 
dell’intervento statale sarebbe «l’azione di forze che rispondono a leggi conoscibili»
12
: 
l’esistenza di una natura dell’uomo, di un certo ordine della società civile, di un progresso 
storico universale. Le due linee argomentative confluiscono o divergono a seconda degli 
autori o delle correnti, ma Foucault individua due vie principali di discussione: la prima è 
quella «giuridico-deduttiva», che è chiamata anche «rivoluzionaria» per via del fatto che la 
Rivoluzione francese costituisce un esempio applicativo di tale via (con le dovute 
relativizzazioni del caso). Lo schema di questa via era quello della costituzione del patto 
sociale che troviamo in Rousseau
13
: vengono identificati i diritti naturali di ogni individuo, 
si dividono quelli “incedibili” (o «inalienabili») e quelli invece a cui è permesso rinunciare 
in vista di un bene maggiore; tramite questa rinuncia si costituisce un’autorità sovrana e i 
limiti di diritto che tale autorità è tenuta a rispettare. La seconda via prendeva invece le mosse 
dalla pratica di governo stessa, perciò dall’interno, per cogliere una serie di limiti stabiliti 
non in termini di diritti, ma di utilità. La modalità appena descritta è tipica del radicalismo 
utilitarista inglese, nato con Bentham
14
, perciò Foucault la definisce «via radicale 
utilitarista»
15
. Le due vie implicano due concezioni diverse della legge: nella via 
rivoluzionaria la legge è intesa come espressione della volontà generale, in quella radicale è 
intesa come effetto di una transazione tra la sfera d’intervento dell’autorità pubblica e quella 
dell’indipendenza dei singoli, transazione stabilita secondo criteri di utilità. Diversa è anche 
la concezione della libertà: nella via rivoluzionaria troviamo una concezione giuridica della 
libertà fondata sui diritti inalienabili, nella via radicale una concezione della libertà come 
«indipendenza dei governati dai governanti».
16
 Il riconoscimento di queste due vie non 
comporta una loro radicale differenziazione: esse infatti si ritrovano spesso intrecciate ed 
entrambe funzionanti all’interno delle logiche del liberalismo, anche se di fatto la via 
radicale-utilitarista ha trionfato in Occidente. Secondo Dardot e Laval,  
 
la via “assiomatica rivoluzionaria” deve molto più a Locke di quanto non debba al “rousseauismo” 
[…]. Perché è a Locke che si deve la formulazione di una teoria del governo non appiattita su una 
teoria dello Stato. All'opposto, ricominciando da zero riflessione sul problema della sovranità, 
Rousseau elabora innanzitutto una teoria dello Stato, in una logica per cui principio di limitazione 
 
12
 P. Dardot- C. Laval, La nuova ragione del mondo, cit. p. 29. 
13
 Jean-Jacques Rousseau (1712–1778), filosofo, scrittore e musicista svizzero. Inserito nella cornice 
dell’illuminismo, all’interno del quale era però una voce fuori dal coro, studiò i fenomeni della disuguaglianza 
e della vita in società, rintracciando nella civiltà l’origine dei mali dell’uomo. Influenzò in maniera notevole 
molti pensatori a lui successivi, ed il suo pensiero fu alla base degli ideali della Rivoluzione francese. 
14
 Jeremy Bentham (Londra, 15 febbraio 1748 – Londra, 6 giugno 1832) è stato un filosofo e giurista inglese, 
promotore dell’utilitarismo in filosofia e importante esponente del liberalismo.  
15
 Michel Foucault, Nascita della biopolitica, cit., p. 47.  
16
 Ivi, p. 49.

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Informazioni tesi

  Autore: Claudio Gori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Dario Gentili
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

FAQ

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