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Parità uomo donna in materia di lavoro

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Anteprima della tesi: Parità uomo donna in materia di lavoro, Pagina 7
9 
 
concezione, cioè, in virtù della quale è il medesimo principio di 
eguaglianza che, così come impone di trattare in modo uguale situazioni 
uguali, richiede di trattare in modo diverso situazioni diverse: in tale 
prospettiva le differenze di trattamento normativo devono essere 
ragionevolmente giustificate, non potendosi ammettere differenziazioni di 
trattamento arbitrarie e ingiustificate.  
In tal modo, la diversità di trattamento non viola il principio di uguaglianza 
proprio perché è il risultato di una diversità di situazioni
8
. 
Così la Corte imposta i propri giudizi in base all’art. 3 Cost. sulla 
ragionevolezza delle discipline legislative differenziate, alla luce degli 
elementi di eguaglianza e di differenza tra le fattispecie in comparazione: 
si ha violazione del principio di uguaglianza quando la differenza di 
trattamento non sia ragionevolmente giustificata dalla diversità delle 
situazioni disciplinate, oppure, al contrario, quando la diversità di due 
fattispecie avrebbe imposto, secondo i canoni di ragionevolezza, 
trattamenti differenziati e questi non sono praticati.
9
 
In tale prospettiva si pone il discusso tema del “diritto diseguale”, 
finalizzato a garantire pari opportunità di perseguire i progetti di vita e di 
partecipare all’organizzazione della società, anche attraverso l’istituzione 
di “azioni positive” orientate al risultato (result oriented)
 10
.  
                                                                                                                                                               
quando alla diversità di disciplina corrispondano situazioni non sostanzialmente 
identiche”. Si veda A. S. AGRÒ, Il principio di eguaglianza formale, in Commentario della 
Costituzione, a cura di G. BRANCA, Bologna-Roma, 1975, 9 ss. e 
www.cortecostituzionale.it 
8
 Così G. DE SIMONE, op. cit., 5 secondo la quale la considerazione dei fattori di 
differenziazione, coincidenti con i fattori di discriminazione vietata, non costituisce 
discriminazione allorquando essi assumano rilevanza al fine di rimuovere gli ostacoli che 
impediscono la piena realizzazione della libertà e dell’eguaglianza dei cittadini. 
9
 L’esistenza del capoverso dell’art. 3 impone che siano valutate come ragionevoli tutte le 
differenze di trattamento che mirano a realizzare il fine posto dalla norma costituzionale. 
Se è compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di fatto che impediscono il “pieno 
sviluppo della persona umana e all’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori 
all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, non è “irragionevole” una 
differenza di trattamento che abbia questa finalità. Così, M.G. GAROFALO, op. cit., 16 
ss. 
10
 D. IZZI, op. cit., in cui degno di nota è il riferimento alla griglia esplicativa di L. 
GIANFORMAGGIO, Eguaglianza formale e sostanziale: il grande equivoco, nota a Corte 
cost., 12 settembre 1995, n. 422, in Foro it., 1996, I, 1961 ss., che individuava almeno sei 
accezioni di eguaglianza giuridica: 1. Generalità delle regole – 2. Unicità del soggetto 
giuridico – 3. Eguaglianza di fronte alla legge – 4. Divieto di discriminazioni – 5.

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Parità uomo donna in materia di lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Donatella Casamassa
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi del Molise
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: M. Novella Bettini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 289

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