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«Poi c’hanno dato la casa alle Vallette» Privatizzazione domestica, comunità, famiglia nella Torino del miracolo economico

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Anteprima della tesi: «Poi c’hanno dato la casa alle Vallette» Privatizzazione domestica, comunità, famiglia  nella Torino del miracolo economico, Pagina 2
1 
Introduzione 
 
  
 
 
 
Soggetto della ricerca 
 
Mai chiamarle “borgate” di fronte agli assessori, ricordarsi che 
sono “periferie”. Ti impongono anticamere moderate, sono affabili, 
si scusano: illustrano con legittimo orgoglio le realizzazioni 
raggiunte, mascherano le diffidenze, reclamizzano i risultati di 
integrazione. […] La parola “borgata” ritorna, sulla bocca dei suoi 
abitanti […]: “so’ tanti che vengono a fa ricerche sulle borgate, e 
io je dico sempre famo a cambio… si volete capì qualcosa delle 
borgate, ce venite a stà du’ anni e io me trasferisco a casa vostra”
1
 
  
Ciò che lega Torino alle sue periferie di edilizia pubblica è un rapporto complesso. Descritte 
come luoghi difficili, cartine di tornasole dei contrasti sociali della città, in esse si leggono 
tutte le potenzialità e le contraddizioni del vorticoso sviluppo del miracolo economico. Ispirate 
da utopie politiche e innovativi prototipi di welfare, rappresentano oggi vivi 
“monumenti/documenti” dell’architettura e dell’urbanistica italiana del Novecento
2
. Tuttavia, 
paradossalmente, tra tutte le realtà che compongono il mosaico urbano, la storia di questi 
quartieri è la meno conosciuta. In gran parte sviluppatesi nell’ambito di studi di taglio 
architettonico dedicati all’intera città, le analisi si caratterizzano per un certo livello di 
approssimazione
3
. Una superficialità conoscitiva che ha influito non poco alla nascita e alla 
sedimentazione di tenaci luoghi comuni sviluppatesi in un reciproco gioco di riflessi tra 
stereotipi, cronaca e memoria collettiva. Questi interventi urbanistici, non avendo raggiunto 
pienamente gli obiettivi per cui sono nati, sono caduti spesso nel vicolo cieco 
dell’identificazione negativa in un «circolo vizioso tra marginalità sociale, visibilità del 
disagio e ostilità del resto della città»
4
. Raccontare Torino a partire dalle sue periferie, infatti, 
obbliga ad incunearsi nelle molteplici contraddizioni vissute sulla pelle di quegli inquilini che 
                                                
1
 W. Siti, Il contagio, Mondadori, Milano 2010. 
2
 Riprendo questa chiave di lettura da: P. Di Biagi,  La città pubblica e l’INA Casa, in La grande ricostruzione: il 
piano INA Casa e l'Italia degli anni ‘50, a cura di P. Di Biagi, Donzelli, Roma, 2001, p. 28. 
3
 Mi riferisco, in particolare, alle guide sull’architettura torinese. Per un esempio si veda: G. Mezzalama, 
Quartiere Le Vallette, case ad appartamenti INA-Casa, in M. A. Giusti, R. Tamborrino, Guida all’Architettura 
del Novecento in Piemonte (1902-2006), Umberto Allemandi & C., Torino 2008, pp. 299-300. 
4
 F. Zajczyk, B. Borlini, F. Memo, S. Mugnano, Milano. Quartieri periferici tra incertezza e trasformazione, 
Mondadori, Milano 2005, p. 25.

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Coccorese
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Stefano Musso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 244

FAQ

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Parole chiave

torino
miracolo economico
familismo
periferia
ghetto
edilizia pubblica
meridionali
case popolari
storia urbana
quartieri popolari

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