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Processi decisionali e movimenti di protesta tra scienza e politica. Una comparazione tra Italia e Francia sul caso alta velocità

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giunti saranno percepiti come equi da tutti i partecipanti, se a questi è permesso l’accesso alle arene in 
condizioni di parità, ma anche dal lato dell’efficacia si registrerebbe un innalzamento nella qualità della 
progettazione attraverso la tenuta in debito conto delle istanze territoriali all’interno delle previsioni di 
trasformazione. Più controverso il caso dell’efficacia, dal momento che allargare le arene decisionali 
prevede di per sé risorse aggiuntive in termini sia di costi (a partire dai costi di transazione) che di tem-
pi. Farlo tuttavia permetterebbe spesso, come già anticipato, di abbattere costi e tempi non previsti. Se 
c’è qualcosa che può insegnare la vicenda del Tav in Val Susa, anche più di altri conflitti ambientali, è 
proprio che decisioni non condivise anticipatamente corrono il rischio, una volta formulate, di andare 
incontro a difficoltà talmente forti da dover essere fermate, modificate o abbandonate nonos tante i costi 
già sostenuti per prendere la decisione. In questi casi, come si vedrà nel caso dell’Osservatorio istituito 
dopo gli scontri del 2005, tempi e cos ti si dilatano in modo i ncontrollabile, per la difficoltà a riprendere 
il cammino dopo che una scelta già adottata si riveli impraticabile per qualche ragione, fra cui spicca la 
stessa conflittualità locale. È peraltro assai raro che il coinvolgimento venga concesso in seguito alle 
mobilitazioni locali e quale cornice per la risoluzione di conflitti già in atto [Sebastiani 2006; Mori 
2006a, 3], se non in casi particolari e comunque, visti gli animi ormai esacerbati, con scarsi risultati 
[Pomatto e Ravazzi 2011]. Se tutti gli stakeholders vengono invece coinvolti, e nel caso (affatto sconta-
to) in cui questi riescano ad arrivare ad un compromesso, nessuno di loro avrebbe interesse a mettere in 
discussione una soluzione raggiunta col loro consenso, dal momento che chi ha sottoscritto un accordo 
dovrebbe essere indotto ad una maggiore responsabilità [Pellizzoni 2003]. Oltre a questi possibili van-
taggi in termini di bontà delle scelte, comunque, il coinvolgimento si presenterebbe come un bene in sé, 
quale mezzo per ovviare al deficit democratico nelle scelte di realizzazione e localizzazione infrastru ttu-
rale [Brusati n 2011; Rui 2001; Lewanski 2007; Caruso 2006b; Bobbio 1999]. 
La principale ragione che spingerebbe un governo a condividere scelte che gli spetterebbero di diritto 
sarebbe, secondo Bobbio [2004a, 16], il fatto che altri soggetti siano in possesso di risorse di cui il go-
verno necessita al fine di raggiungere i propri obietti vi. Il consenso occupa ovviamente un pos to s pecia-
le fra tali risorse, e quindi un campo privilegiato di applicazione delle pratiche inclusive può essere 
l’esistenza di forti conflitti, attuali ma soprattutto potenziali. Ciò sarebbe vero in particolare per quanto 
riguarda un fenomeno in costante crescita quale i conflitti ambientali, in cui la spinta alla mobilitazione 
da parte dei cittadini è più elevata data la percezione di rischio che si ritiene insita nelle politiche in 
campo scientifico-tecnol ogico. Tali poli tiche possiedono tuttavia un’al tra peculiari tà: il loro essere fon-
date su basi scientifiche formulate in maniera che si suppone oggetti va da saperi esperti. In questo caso 
non sussisterebbe quindi la necessità di rivolgersi al pubblico come avviene in altri campi, ad esempio 
quello urbano, dove la risorsa mancante all’amministrazione è la conoscenza, diretta per quanto non 
specialistica, che gli abitanti hanno del proprio territorio [Balletti 2007b]. Qui, infatti, il sapere tecnico 
si ritiene auto-legittimato dall’essere fondato su solide basi scientifiche.  
Dire che un progetto è tecnico sarebbe però, spesso, solo un modo per metterlo al riparo dalla discus-
sione. Al contrario, riconoscere la sua dimensione sociale comporta ammettere la possibilità che esso 
venga discusso entro arene politiche più o meno allargate. È in questo panorama che si possono inter-
pretare alcuni fattori quali la richiesta di maggior partecipazione al dibattito e alla presa di decisione da 
parte di numerose associazioni di cittadini, la discussione di temi quali “democrazia ecologica” [Ungaro 
2006; 2001b], “democrazia tecnologica”e “forum ibridi” [Callon, Lascoumes e Barthe 2009], ed il tenta-
tivo da parte delle istituzioni pubbliche di implementare nuove procedure dirette verso una maggiore 
partecipazione del pubblico al dibattito sulle tecno-scienze (proliferazione del sociale). Secondo Beck

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Informazioni tesi

  Autore: Valerio Lastrico
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Sociology
Anno: 2011
Docente/Relatore: Ota de Leonardis
Correlatore: MauroBarisione
Istituito da: Università degli Studi di Milano
Dipartimento: Graduate School in Social and Political Sciences
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 534

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Parole chiave

tav
rischio ambientale
movimenti sociali
processi decisionali
expertise
torino-lione
tecnocrazia
conflitti ambientali
arene allargate
alta velocità

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