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Quaestiones Perpetuae

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Anteprima della tesi: Quaestiones Perpetuae, Pagina 4
Introduzione 
conservatore nel regime”. In realtà gli storiografi di Roma sono soliti non riconoscere al 
governo repubblicano il carattere di vera democrazia, preferendo ravvisare in essa una 
particolare forma di oligarchìa, per il maggiore peso dato nelle assemblee popolari ai cittadini 
delle classi abbienti e per la concentrazione delle cariche pubbliche e del senato nelle mani di un 
ristretto numero di famiglie costituenti la nòbìlìtàs. Le assemblee popolari, in effetti, erano 
l’elemento fondamentale e centrale del governo ( cŏmĭtia
14 
se comprensive di tutti i cīves romani, 
concĭlia
15 
se comprensive della sola plebs, contiōnes
16
 se comprensive di pōpŭlus et plebs  
riunite a scopo di mero convegno informativo); in breve tempo erano riuscite a determinare il 
tramonto dell’originaria egemonia costituzionale del senatus
17
, che tuttavia seguitava a 
rappresentare la continuità e la coerenza della politica di Roma in quanto organo consultivo. Il 
sistema di governo della Respublica Nazionale Romana era completato dallo stuolo dei 
magistratus
18
,  persone fisiche incaricate di espletare le varie e specifiche funzioni di governo ( ma 
con lo stesso termine si indicavano altresì le magistrature intese come uffici dell’amministrazione 
                                                                                                                                               
et ignis interdictio” ). La “provocatio da populum” nel primo periodo della Repubblica fu sicuramente “ius civis romani”, un 
baluardo della loro libertà con dignità costituzionale ( Lex Valeria de provocatione del 300 a.C .). Successivamente lo “ius 
provocationis” fu variamente esteso probabilmente in seguito alle cc.dd.”Leges Porciae de provocatione” intervenute nella prima 
metà del II sec. a.C 
(…vedi infra…)
 V.Giuffrè,“La repressione criminale nell’esperienza romana. Profili”, Jovene, Napoli 1998, pp.53-
55. 
14
I “comtia” erano “le solenni adunanze del popolo” indette o per l’elezione dei magistrati, oppure a scopo giurisdizionale; 
B.Santalucia, “Diritto e processo penale nell’antica Roma”, Giuffrè, Milano 1998, p.27: “...in progresso di tempo, […], il popolo 
incominciò indubbiamente a prendere parte attiva alla punizione dei crimini, dando così luogo al graduale formarsi di una sfera di 
repressione penale di competenza esclusiva dell’assemblea cittadina”;…ibidem, nota 62, “ quando in concreto tale competenza del 
popolo si sia affermata non sappiamo con certezza, ma certo agli inizi della repubblica l’evoluzione era già compiuta, poiché la lex 
Valeria de provocatione del 509 a.C. presuppone la titolarità del potere giurisdizionale da parte dell’assemblea”;[ L.Ammirante, 
“Sulla provocatio ad populum fino al 300”, pubblicato in Iura nel 1983, ma edito nel 1986, pp.8 e ss., nega la storicità della legge 
“Valeria de provocatione” del 509 a.C. non reputando fededegni i testi latini che l’attesterebbero: Cicerone, ”De Republica” 2 , 
31, 54 (“provocationem autem etiam a regibus fuisse declarant pontificii libri significant nostri etiam augurales”) e Livio, 2, 8, 2. 
Secondo lo studioso il motivo dell’inaffidabilità dovrebbe ravvisarsi nell’impegno da questi profuso nel “proiettare all’indietro, il 
più all’indietro possibile”, l’istituzione dello ”ius provocatione”e della “tribunizia potestas”, visti quali elementi caratterizzanti il 
concetto di “civitas libertasque” che essi andavano elaborando al fine di soddisfare l’esigenza dell’epoca, di “esaltare il cittadino 
romano nei confronti dapprima degli schiavi…poi soprattutto di quanti Romani non erano”. Anche A.Magdelain, “De la coercition 
capitale du magistrat supérieur au tribunal du peuple”, in Labeo, 33, 1987, pp.139 e ss., nega la credibilità della suddetta lex del 
509 a.C., ritenendola un’anacronistica duplicazione di quella  del 300 a.C., elaborata in sede annalistica e séguito del maturarsi in 
ambito romano dell’idea di un imprescindibile connessione tra il concetto di “libertas” e l’istituto della “provocatio”; v. ibidem, 
pp.146. Contro, L.Garofalo, “Appunti sul diritto criminale nella Roma monarchica e repubblicana”, Cedam, Padova 1997, pp.187 
e ss., C. Gioffredi, “I principi del diritto penale Romano”, Torino 1970, pp.12 e ss., B.Santalucia, “Alle origini del processo penale 
romano”, in Iura, 35, 1984, ma edito nel 1987, pp.52 e ss.; “ Il processo penale nelle XII Tavole, in “Società e diritto nell’epoca 
decemvirale. Atti del Convegno di diritto Romano”, Copanello, 3-7 giugno, 1984, Napoli 1988, pp.245 e ss. ]. Il termine “comitia” 
nella “repubblica nazionale”, identifica il “comitatus maximus”,Cierone,”De legibus”, 3,14,11 e 3,19,44, ossia l’assemblea 
fondamentale dello stato, che poteva essere convocata e presieduta solo dai “magistratus cum imperio”,v. A.Guarino, “Storia del 
diritto Romano”, Jovene, Napoli 1996, pp.205-207; (…ibidem), le attribuzioni dei “comitia” consistevano essenzialmente 
nell’elezione dei magistrati ordinari e straordinari maggiori (consoli, pretori, censori), nella votazione delle leggi e “iudicium” 
nelle cause criminali con condanna alla pena capitale.  
15
Attribuzioni dei “concilia”: “elezione dei magistratus plebis; votazione dei plebiscita ( “quod plebs iùbet atque constìtuit”-Gai 
Inst., I, 3-ossia “ciò che la plebe comanda e dispone”. Proprio nel corso dei sec.III-II a.C. furono progressivamente equiparati alle 
leges publicae- lex Hortensia, 287 a.C. ); iudicium in cause criminali passibili di multa”,  A.Guarino, “Storia...”, Jovene, Napoili 
1996, pp.209 e 210. 
16
Lett.”contiones” ( sing. “contio” ) corrisponde all’italiano “assemblee” in G.Campanini-G.Carboni,“Vocabolario Latino-
Italiano”, Paravia, Torino 1999; in B.Santalucia, “Diritto e processo penale nell’antica Roma”, Giuffrè, Milano 1998, p.22, nt.49: 
“il popolo non era chiamato a decidere sulla condanna, ma svolgeva solo funzioni di assistenza: l’espressione usata in Servius 
Auctus, “In Vergilii Bucolica” 4, 43, indica che la riunione dei “cives”, pur avendo il carattere di un vero e proprio comizio quanto 
alla convocazione, non era atta a prendere deliberazioni (cfr. Valerio Messala in Gellius 13, 16, 3: “contionem[…]habere est verba 
facere ad populum sine ulla rogatione”). 
17
A.Guarino, “Storia…”, Jovene, Napoli 1996, pp.212 e ss., “Man mano che le assemblee si affermarono come il centro di 
propulsione dell’organizzazione di governo della “respublica”, il “senatus” perse quella sua originaria egemonia[…]. Pur 
riducendosi ad istituto formalmente consultivo, il senato (espressione di un gelosissimo, ma per lungo tempo non miope, ceto 
patrizio-plebeo, la nobilitas) divenne in pratica l’organo moderatore e coordinatore del governo repubblicano, rappresentando in 
modo molto efficiente la continuità e la coerenza della politica di Roma.La sua importanza, dunque, andò nei fatti continuamente 
aumentando col tempo, sì che, soprattutto nella politica estera, esso ancora più delle assemblee popolari valse ad esprimere 
l’atteggiamento della repubblica. 
18
A.Guarino, “Storia del diritto romano”, Jovene, Napoli 1996, pp. 220 e ss.,“…stuolo entro il quale lentamente si 
inserirono[…]anche edili e tribuni della plebe, che in origine erano ai magistrati non solo estranei, ma addirittura contrapposti.  
 4
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Informazioni tesi

  Autore: Rosaria Converso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Francesco Lucrezi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

FAQ

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