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Rappresentazioni di un’eroina ambigua: Giuditta nella Bibbia e in due componimenti medievali inglesi

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A seguito del suo discorso, Achior verrà spedito davanti alle mura betuliane, con la promessa che verrà ucciso insieme alla popolazione locale al momento debito; quest’ultima lo accoglie all’interno del villaggio senza incertezze. Intanto, la popolazione samaritana inizia a mostrare i segni del lungo assedio; il consiglio degli anziani, presieduto da Ozia, decide quindi con rammarico di dare un aut aut alle suppliche: se queste non daranno i risultati sperati entro cinque giorni, la resa sarà sicura. Siamo al capitolo ottavo, quello centrale; qui si apre la seconda parte del Libro di Giuditta, con la comparsa dell’eroina. Ella conduce una vita ritirata ma agiata con la sua ancella; giovane vedova, rispetta il lutto con una rigida devozione alle regole ebraiche, gode delle ricchezze lasciatele dal marito 9 , morto prematuramente, che amministra capacemente, ed è rispettata dall’intera comunità israelita. Venuta a conoscenza dell’ultimatum mosso al suo Signore, ella fa chiamare al suo cospetto gli anziani capi del villaggio, li rimprovera per la scarsa fiducia nel loro dio e intima loro di lasciarla partire per compiere ciò cui si sente chiamata: la salvezza del popolo di Betulia e di Israele. Dapprima sconcertato, Ozia cede poi alla sua richiesta e la donna si prepara minuziosamente alla partenza alla volta del campo nemico, con al seguito la fedele ancella, e portando con sé le provvigioni per la permanenza nei territori pagani. Una volta giunte a destinazione, il comportamento di Giuditta si dimostra ingannevole e astuto: ella, con la sua bellezza, vince facilmente il sospetto delle guardie nemiche e di Oloferne, guadagnandosi la possibilità di restare nell’accampamento militare assiro per scampare, secondo quanto ella dice loro, alla rovina della propria gente. Dei quattro giorni ivi trascorsi sappiamo che le due restano all’interno della tenda messa a loro disposizione, che mangiano il cibo kasher da loro confezionato, che pregano e compiono le abluzioni quotidiane (per lo meno Giuditta) all’esterno del campo, senza destare alcun sospetto sulle loro intenzioni segrete. Alla quarta notte del loro soggiorno, Oloferne comanda che Giuditta venga portata nella sua tenda, con il proposito di violarne la castità dopo lo sregolato banchetto organizzato con i propri soldati. È l’occasione che la donna attendeva: come già al momento della partenza dal villaggio, Giuditta si abbiglia con il preciso scopo di sottolineare la propria bellezza; portata all’interno della tenda, ella si distende provocatoriamente davanti a Oloferne, prendendo ostentatamente parte ai festeggiamenti pur rifiutandosi di accettare il cibo pagano. Al loro termine, il comandante assiro viene lasciato solo con la prigioniera, ma è già in uno stato d’incoscienza a causa del grande bere; la donna afferra allora una scimitarra che gli appartiene e con due colpi lo decapita, mostrando poi la propria fredda determinazione con il riporne il capo mozzato, aiutata dall’ancella, nella cesta che era stata loro concessa per trasportare il loro cibo fuori dal campo assiro durante le preghiere. Le due fanno così trionfalmente ritorno a Betulia, ingannando i soldati Assiri, convinti che esse stiano lasciando il campo per le usuali preghiere. Il tripudio che la popolazione tributerà a Giuditta come agente di Dio sarà enorme, e perfino l’ammonita Achior, conquistato da tale inaspettata dimostrazione della potenza divina, deciderà di convertirsi al culto ebraico. Una volta, poi, che i concittadini di Giuditta realizzano l’avvenuta morte di Oloferne, il contrattacco è prontamente organizzato secondo 9 La legge ebraica prescriveva che l’eredità di un uomo pervenisse ai figli maschi o, in alternativa, alle figlie femmine. Se non fosse stato possibile trasmetterla neanche a costoro, sarebbe dovuta passare ai fratelli del defunto, o, in alternativa, al parente più stretto della sua cerchia familiare (Num 27,8-11). Il fatto che sia Giuditta a ereditare i beni del marito sembrerebbe implicare che i due non facessero parte di una famiglia residente a Betulia da generazioni (entrambi sembrerebbero non avere famiglia se non fosse per il riferimento, in Gdt 16, 24 ai parenti della coppia cui Giuditta consegna i propri beni prima della morte). Anche la provenienza di suo marito appare, dunque, misteriosa. 10
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Rappresentazioni di un’eroina ambigua: Giuditta nella Bibbia e in due componimenti medievali inglesi

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Castellino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Maria Elena Ruggerini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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Parole chiave

filologia
sintassi
paganesimo
esegesi
anglosassone
poema
giuditta
omelia
ælfric
figure bibliche femminili

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