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Sistemi deficienti? Interazione tra utente, ambiente e tecnologie ipermediali.

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Anteprima della tesi: Sistemi deficienti? Interazione tra utente, ambiente e tecnologie ipermediali., Pagina 7
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Vedrò di farmi capire meglio con un esempio. Prendiamo la guerra nella ex Jugoslavia e 
la guerra in Vietnam. I due avvenimenti drammatici più rappresentativi vissuti, entrambi 
indirettamente, da chi ha vent’anni e da chi li aveva vent’anni fa. 
La differenza nel tipo di esperienza che le due generazioni hanno fatto di questi eventi 
consiste, fondamentalmente, nel fatto che la guerra in Vietnam era in qualche modo 
interpretabile, se ne poteva trovare una ragione.  
Per quanto assurda e crudele come tutte le guerre, essa rispondeva a dei canoni 
interpretativi che funzionavano in quel momento. Anzi, probabilmente è più giusto dire il 
contrario e cioè che quei canoni rispondevano ai tratti di quel conflitto perché erano in grado di 
ordinare, mettere a fuoco le vicende, meglio le rappresentazioni delle vicende - le notizie - che 
arrivavano dal Sud-Est dell’Asia.  
Chiunque insomma fosse venuto a conoscenza della guerra poteva spiegarsela 
inquadrandola nel panorama dello scontro Est-Ovest, eventualmente schierarsi da una parte o 
dall’altra e, in questo modo, sentirsi in qualche misura partecipe di ciò che accadeva dall’altra 
parte del mondo. Ecco quindi che le vicende del Vietnam contribuivano a costruire o 
confermare le identità di coloro che entravano in contatto con essa in maniera mediata. 
Della guerra nella ex Jugoslavia invece che cosa possiamo dire? Di quale criterio 
avremmo mai potuto avvalerci per capire il perché di quei massacri? Più banalmente: chi erano 
i “buoni” e chi i “cattivi”? E noi come avremmo potuto intervenire, se non decidendo di cambiare 
o meno canale?  
La tragedia dei Balcani dunque è anch’essa intervenuta nelle nostre identità e lo ha fatto 
evidenziando quanto poco ci resti di quegli strumenti che in un modo o nell’altro ci sono serviti 
per interpretare il mondo e dare una consistenza unitaria al discorso storico. «La “dissoluzione” 
della storia, nei vari sensi che possiamo attribuire a questa espressione, è del resto 
probabilmente il carattere che più chiaramente contraddistingue la storia contemporanea 
rispetto alla storia “moderna”. La contemporaneità è quell’epoca in cui, mentre con il 
perfezionamento degli strumenti di raccolta e di trasmissione del’informazione, sarebbe ormai 
possibile realizzare una “storia universale”, proprio questa è divenuta impossibile. Ciò dipende 
dal fatto che il mondo dei media diffusi su tutto il pianeta è anche il mondo in cui i “centri” di 
storia - le potenze capaci di raccogliere e trasmettere le informazioni in base a una visione 
unitaria che è anche sempre il risultato di scelte politiche - si sono moltiplicati. Ma anche 
questo, forse, non indica solo che non è possibile una “storia universale” come storiografia, 
come historia rerum; bensì forse che sono venute meno le stesse condizioni per una storia 
universale come effettivo corso degli eventi, come res10».  
La crisi di questi strumenti interpretativi - la “dissoluzione della storia” -  ci lascia in una 
condizione simile a quella di un miope che ha perso i suoi occhiali e per questo è costretto a 
                                                                 
10
Ibidem, pp. 17- 18 
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Informazioni tesi

  Autore: Ivan Esposito
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Pinaboggi Cavallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

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