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Sperimentare l'autoetnografia a teatro. Un percorso di ricerca qualitativa con i Cantieri Meticci a Bologna

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Anteprima della tesi: Sperimentare l'autoetnografia a teatro. Un percorso di ricerca qualitativa con i Cantieri Meticci a Bologna, Pagina 3
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benefici, dove i migranti oscillano dall’essere un giorno un problema e l’altro una risorsa. 
Scrivo queste righe a pochi mesi dal via libera al Decreto denominato “sicurezza-bis”, 
subito converitito in legge, che prevede regole molto stringenti per la gestione dei 
migranti che arrivano via mare; una legge che va a regolarizzare da un punto di vista 
formale i respingimenti e la chiusura dei confini. Inoltre, un altro triste episodio cade 
proprio nel periodo di stesura di questo lavoro: due attori della compagnia teatrale 
Cantieri Meticci, con la quale ho svolto la mia ricerca, che si trovavano a Verona per 
portare in scena “La leggenda dell’UomoCane” sono stati vittime di un episodio di 
razzismo da parte del gestore del B&B in cui alloggiavano. Ironia della sorte il tema dello 
spettacolo è l’insorgere di odio, intolleranza e xenofobia, ambientato in un futuro 
distopico dove tutto quello che poteva andare storto è andato storto, dove i migranti hanno 
la colpa di tutto, dove nei media non si distingue più il vero dal falso, dove la politica è 
ridotta a ricerca del capro espiatorio. Gli attori hanno denunciato l’accaduto con la 
speranza che venga seguito il loro esempio e tutti coloro che subiscono violenze e 
discriminazioni trovino il coraggio di fare lo stesso e non scelgano il silenzio, con 
l’obiettivo di evitare la normalizzazione di episodi di questo tipo. Infatti, dato che tanto 
si parla di emergenze in riferimento al fenomeno migratorio, poche sono le volte in cui 
vengono citate le denunce per odio razziale che dal 2016 ad oggi sono triplicate
1
 ed è 
interessante capire come mai questo non sia tanto allarmante quanto gli sbarchi sulle 
nostre coste. La crescente ondata razzista di cui parliamo viene continuamente fomentata 
da una classe politica che, cavalcando diffusi sentimenti di incertezza e crisi, trova così 
ampio consenso. Come vedremo però il razzismo non è solo questo, sarebbe riduttivo 
parlarne in termini di ricerca di capri espiatori nei momenti di crisi; significherebbe 
privare il fenomeno del razzismo di qualsiasi specificità storica e politica, (Mellino, 2012) 
nonché tralasciare la dimensione strutturale che è andato a costituire. È proprio quello che 
andremo ad analizzare nel primo capitolo, chiedendoci in che termini si può parlare 
ancora oggi di razzismo quando da tempo oramai è venuta meno ogni base scientifico-
biologica dell’esistenza delle cosiddette “razze”. Guarderemo poi al fenomeno delle 
 
1
Nell’ultimo report pubblicato dalla Rete europea contro il razzismo (Enar), vengono citati dati dell’Ocse 
(Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che restituiscono una fotografia dei crimini 
a sfondo razzista in Europa. Dal 2014 al 2017 l’Italia è passata da 413 a 823 casi di violenze legate alla 
nazionalità e al colore della pelle. 
https://www.enar-eu.org/IMG/pdf/shadowreport2018_final-embargoed_12-09-2019.pdf

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Informazioni tesi

  Autore: Matilde Valenti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata (FSPPA)
  Corso: Culture, formazione e società globale
  Relatore: Annalisa Frisina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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Parole chiave

migrazioni
ricerca sociale
razzismo
spazio pubblico
inclusione sociale
arti performative
studi postcoloniali
autoetnografia

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