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Sperimentare l'autoetnografia a teatro. Un percorso di ricerca qualitativa con i Cantieri Meticci a Bologna

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quella precedente premessa ipocrita che veniva sistematicamente seguita dai più svariati 
stereotipi razzisti. L’ostentazione di una simile dichiarazione ci mostra la forza che ancora 
oggi ha il razzismo e allo stesso tempo la debolezza dell’antirazzismo che fatica sempre 
più nell’arginare queste possibili derive (Alietti, 2017).  
Attualmente infatti il razzismo si presenta come un discorso democratico e ragionevole 
che sembra rifiutare le teorie classiche che sostenevano una supposta superiorità tra le 
razze su base biologica. Si fa in questo caso riferimento alle dottrine pseudoscientifiche 
tra cui primeggia quella del medico e antropologo scozzese Robert Knox che nel saggio 
titolato "The races of men" pubblicato nel 1850 sosteneva che dall'aspetto fisico, o dalle 
misure antropometriche, sarebbe possibile derivare o spiegare le conquiste culturali delle 
popolazioni. Ancora più celebre è la teoria espressa nel “Saggio sulla diseguaglianza 
delle razze umane” scritto dal diplomatico francese Arthur de Gobineau nel 1853 in cui 
promuoveva - attraverso argomenti antropologici, linguistici, storici e culturali - l’idea 
che il mondo fosse abitato da tre razze principali, ognuna delle quali era caratterizzata da 
aspetti fisici e caratteriali specifici. L'obiettivo era dimostrare che la razza tedesca era 
superiore alle altre e che per mantenerla pura era necessario evitare incroci e 
contaminazioni con le razze inferiori (Basso, 2000).   
In genere questi autori teorizzavano sulla base di misurazioni di parametri fisici del corpo 
umano (craniometria e craniologia, misure dei rapporti tra le lunghezze del tronco e degli 
arti, etc.) e contribuirono alla diffusione dell’eugenetica che servendosi 
dell'evoluzionismo darwiniano ebbe come obiettivo il miglioramento della specie umana 
utilizzando le leggi dell’ereditarietà genetica. Sistemi teorici che agli inizi del XX secolo 
furono contrastati da antropologi fisici e biologi che si resero conto che i tratti esteriori 
usati tradizionalmente per identificare le razze, in primis il colore della pelle, non si 
correlavano con altre caratteristiche fisiche e biologiche. Venne così meno la pretesa di 
stabilire un nesso causale tra aspetto fisico e cultura e quindi le premesse per l’esistenza 
di razze umane che avessero attributi simili come è invece nel caso degli animali. Gli 
antropologi culturali dimostrarono che gli esseri umani sono tali proprio perché sono tutti 
produttori di cultura e si va costituendo l’idea di razza come costruzione culturale che non 
riflette un fatto di natura, ma un’etichetta culturale inventata per classificare le persone in 
gruppi (Fabietti, 2010). Dovremo comunque attendere la «Dichiarazione sulla razza» 
dell'UNESCO approvata a Parigi nel 1950 affinché queste idee potessero liberalmente

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Informazioni tesi

  Autore: Matilde Valenti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata (FSPPA)
  Corso: Culture, formazione e società globale
  Relatore: Annalisa Frisina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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Parole chiave

migrazioni
ricerca sociale
razzismo
spazio pubblico
inclusione sociale
arti performative
studi postcoloniali
autoetnografia

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