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Storia della chiacchiera sul pallone in Italia (allenatori e giornalisti, tattiche e polemiche dal 1910 al 2000)

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Anteprima della tesi: Storia della chiacchiera sul pallone in Italia (allenatori e giornalisti, tattiche e polemiche dal 1910 al 2000), Pagina 9
  
 
   
disseminare il campo di pioli che i giocatori dovevano evitare, palla al piede, a velocità 
sostenuta, o di sospendere i palloni a una corda e tirarli su sempre più in alto, per esercitare il 
colpo di testa in elevazione, apparvero rivoluzionarie per i tempi e fecero del Genoa una squadra 
all’avanguardia (12).  
        Il problema maggiore di quei tempi tra le compagini italiane era la mancanza di 
organizzazione nella manovra offensiva e la scarsa abitudine a dosare le energie in campo. La 
Pro Vercelli ad esempio puntava su un calcio atletico, ma non su un allenamento razionale in cui 
si potessero assimilare schemi di gioco. Il modo di stare in campo del Genoa invece aveva 
caratteristiche che si potranno ritrovare anche nel dopoguerra, in un calcio cioè già più moderno 
e razionale. I rossoblù riuscivano ad essere micidiali in attacco grazie ad un gioco corale, fatto di 
passaggi veloci e di lunghe sciabolate volte a tagliare la difesa avversaria, in pratica una sorta di 
verticalizzazione ante litteram. Non amava i campioni Garbutt, soprattutto quando si presen-
tavano svogliati agli allenamenti.  
      Proprio grazie ai suoi metodi nel 1915 il Genoa tornava a laurearsi campione d’Italia dopo 
ben 10 anni, superando la concorrenza del Torino. Campionato questo sospeso a due turni dalla 
fine per la mobilitazione generale in vista della Prima Guerra Mondiale. Quel Genoa si schierava 
così: Rolla, Casanova, De Vecchi, Polla, Magni, Leale, Walsingham, Bernardo, Sardi, San-
tamaria, Mariani. Ma l’opera di Garbutt era solo agli inizi. Il coach inglese, che già nel 1915 
guadagnava 400 lire mensili, avrebbe continuato il suo compito anche nel dopoguerra quando i 
giornali lo tireranno spesso in ballo durante epiche partite come modello tecnico da seguire. Un 
nome, il suo, che troveremo ancora di frequente nella nostra storia.  
 
3.  Felsner e i maestri danubiani  
Per quattro lunghi anni, a causa del conflitto il campionato italiano di calcio non ebbe né 
vincitori né vinti. Il football però non era destinato a scomparire. Anche durante i combattimenti 
sul fronte si organizzavano incontri per tenere alto il morale delle truppe. Mentre in Italia si 
organizzavano delle partite valide per l’assegnazione di prestigiose coppe o di campionati 
minori, nel marzo del 1918 presso il XX autoparco di Modena una rappresentativa di azzurri 
incontrava una squadra di militari belgi capitanata da Louis Van Haege, ex giocatore del Milan 
di grandi qualità tecniche (13).  
       Il 4 novembre del 1918 l’Italia esultava: la guerra contro l’Austria era vinta, a Trento e 
Trieste tornava a sventolare il tricolore. I giornali titolavano a tutto spiano, anche quelli sportivi. 
Durante i combattimenti nel 1915 a Torino era nato il primo periodico italiano di club “Hurrà!”, 
grido di guerra dei supporters juventini. Il giorno dopo l’armistizio anche “La Gazzetta”, 
diventata quotidiano prima nel 1913 e poi nel 1919, che durante la guerra aveva seguito gli 
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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Prisco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Guido Panico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 206

FAQ

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calcio
sport
storia del giornalismo
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campionati mondiali di calcio
campionato di calcio
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