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Storia delle deontologie dei comunicatori

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stante dalla demolizione dei sistemi etici precedenti e in particolare dal rifiuto della trascendenza e pure della ragione quali criteri della moralità, non deve fornire principi di comportamento e di giustizia derivati dal diritto naturale o da complesse speculazioni metafisiche, bensì ancorarsi al dato sensibile, all’esperienza in campo morale («il senso di dolore o di piacere che fanno provare le azioni ai nostri sensi» 14 ) al fine di rinvenire risposte a problemi concreti sulla base del principio dell’utilità e del criterio dell’interesse personale. Se tale principio, «base della morale e conducente della felicità» 15 , ha origine, in realtà, tra gli edonisti - filosofi che attribuivano al piacere e all’utile i fini delle azioni umane - e ancor prima con Socrate, che ricercava la felicità identificandola con l’ideale della saggezza, nel XVIII secolo Bentham se ne servì per definire ciò che produce vantaggio e che rende minimo il dolore e massimo il piacere. La teoria benthamiana si presenta dunque come una rivisitazione in chiave utilitaristica dell’empirismo di Locke in cui viene ribadita una sostanziale omogeneità tra dovere e interesse, ed è dunque una filosofia della sensazione e dell’esperienza. Essa tuttavia attribuisce alla morale un più marcato colorito giuridico: giacché la deontologia conduce in un ambito in cui la norma di comportamento ha origine dalla concreta e quotidiana esperienza ed i suoi contorni precettivi richiedono l’ausilio interpretativo e non più costitutivo della morale, quest’ultima «[…] che è stata, per le principali teorie etiche del tempo antico […] la fonte del diritto, finisce per mutuare dalla legislazione il suo contenuto». La legge diventa pertanto «l’unico movente nella valutazione delle azioni» 16 . Il filosofo stabilisce quindi un parallelismo tra la morale e la legislazione, pur riconoscendo l’utilità come il fine comune, ma finisce col limitare al massimo l’opera del moralista e riconoscere priorità istitutiva alla parola giuridica: «Bentham pur tenendo separato il diritto e la morale, pur riconoscendo in ambedue la sola esteriorità, ne riconosce la sostanziale 14 Frattolillo P., La deontologia di Geremia Bentham e la morale inglese contemporanea, Edizioni Mondo Nostro, Marcianise, 1956, p. 75. 15 Ivi, p. 22. 16 Ivi, p. 76. 10
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Storia delle deontologie dei comunicatori

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Informazioni tesi

  Autore: Lucianna Ruggiero
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Paolo Scandaletti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

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