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Telelavoro: viaggio nella flessibilità

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Anteprima della tesi: Telelavoro: viaggio nella flessibilità, Pagina 2
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Il progresso scientifico e quello tecnologico, le innovazioni organizzative, 
l’alfabetizzazione di massa, l’incremento dei traffici e la diffusione dei mass media, 
hanno determinato la centralità del sapere rispetto al produrre, la preminenza della 
produzione di beni immateriali rispetto a quella dei beni materiali costruiti in serie.  
 
Man mano che le macchine assorbono il lavoro ripetitivo ed esecutivo, ai 
lavoratori resta il monopolio del lavoro ideativo, che impegna il cervello piuttosto che i 
muscoli. Nella misura in cui il lavoro è sempre più identificabile con la creatività, tanto 
più le mansioni domestiche e quelle professionali perdono il carattere antitetico che 
avevano nel mondo industriale, così come la sottoutilizzazione delle donne si rivela 
sempre più un inutile spreco di intelligenze, oltre che un’inaccettabile ingiustizia 
sociale. 
 
La sincronizzazione del lavoro, l’unità di tempo e di luogo in cui sono costretti 
milioni di lavoratori, non corrisponde più ad un’esigenza reale della produzione né ad 
un bisogno effettivo dei singoli.  
 
L’integrazione fisica è sempre meno necessaria, mentre quella gestionale é 
garantita da reti telematiche e computer. L’indispensabile attenzione per ciò che é 
indeterminato, imprevisto ed incerto, implica che tutti quegli aspetti non ripetitivi e 
codificati, devono diventare assai più importanti per il successo dell’impresa, evitando 
così i rischi dovuti al cambiamento dell’ambiente esterno. Per raggiungere questo 
risultato é necessario puntare su un’organizzazione più flessibile, multiforme ed in 
continuo riassestamento. 
 
Tali novità porteranno ad una società postindustriale che si reggerà su valori 
differenti da quelli che hanno caratterizzato il mondo taylor-fordista. Essa avrà al centro 
non la produzione manifatturiera ma quella intellettuale di informazioni. Si assisterà ad 
una intellettualizzazione, cioè la progressiva diminuzione dell’importanza, nella sfera 
lavorativa, dell’attività manuale fino a giungere ad una vera e propria 
dematerializzazione; le tecnologie informatiche, infatti, realizzano un mondo in cui il 
dato materiale si vede sostituito, in molte occasioni, da informazioni e prodotti 
intangibili2. 
 
Il telelavoro si colloca proprio in questo ambito, rappresentando forse meglio di 
qualsiasi altro fenomeno lo spirito postindustriale. La possibilità di lavorare a distanza 
grazie a tecnologie telematiche, infatti, significa il superamento dell’unità di tempo e di 
luogo su cui si basava il modello taylorista, la fine di un tipo di organizzazione che 
obbligava i lavoratori a concentrarsi nello stesso luogo e nello stesso momento, 
seguendo procedure predefinite ed avendo ben poco spazio per l’autogestione. 
 
La diffusione del lavoro a distanza non è solo un processo meccanico, 
consequenziale al fenomeno del decentramento dei cicli produttivi di lavorazione; essa 
si realizza soprattutto con la riorganizzazione complessiva delle attività produttive e con 
la revisione totale dei modelli gestionali delle funzioni urbane. Il semplice 
decentramento dei cicli di lavorazione è, pertanto, un effetto e non una causa: può 
esaltare gli aspetti più sofisticati delle innovazioni di prodotto ma, certamente, non 
apporta una reale innovazione di processo all’interno dell’apparato di produzione delle 
imprese. In ogni caso, fino ad ora, l’installazione di nuove reti di comunicazione veloci 
                                                 
2
 G. Lanzavecchia, Il lavoro di domani, Roma, 1996. 

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Informazioni tesi

  Autore: Roberto Carlini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giampaolo Loy
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

FAQ

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