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Telelavoro: viaggio nella flessibilità

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Anteprima della tesi: Telelavoro: viaggio nella flessibilità, Pagina 5
 8
 
1     L’oggetto di studio 
 
 
1.1     Il “padre” del telelavoro 
 
Jack Nilles, l’ideatore del termine telelavoro ha raccontato4: “ho coniato il 
termine telelavoro circa 23 anni fa. Prima di cominciare ad occuparmi di questo campo 
ero un esperto di missilistica: progettavo veicoli spaziali per la NASA e per il settore 
militare degli Stati Uniti, ed avrei voluto adattare tutta questa tecnologia al mondo reale, 
il mondo in cui si vive e si lavora. Un giorno un urbanista mi disse: voi che mandate 
l’uomo sulla luna, non potete fare qualcosa per il traffico? In effetti, se consideravo 
come si viveva, vedevo che ci si comportava un po’ come se fossimo stati ancora nel 
pieno della rivoluzione industriale, cioè dovendo andare a lavorare in fabbrica ogni 
giorno. Ma sempre più spesso la fabbrica era una fabbrica informatica, all’interno della 
quale venivano spostate informazioni; il lavoro consisteva soprattutto nel comunicare 
l’uno con l’altro, faccia a faccia o al telefono o, sempre più, con il computer. La 
domanda a quel punto era ovvia: perché si deve raggiungere un certo luogo per fare 
queste cose? Abbiamo tenuto presente proprio quest’idea generale, ipotizzando di 
sostituire le strade con i fili del telefono… Dovevo trovare un nome per questo nuovo 
fenomeno e vennero fuori due parole. Una, telependolarismo, poneva l’accento sullo 
spostamento quotidiano per recarsi al lavoro, l’altra, telelavoro, era questo termine più 
ampio, che include anche il telependolarismo e forme come il lavoro svolto insieme a 
persone che non si trovano nella stessa città, ma magari sono all’altro capo della terra”.  
 
Da quando, nel 1973, Nilles coniò questa nuova parola, di telelavoro si è parlato 
molto, si sono fatte numerose indagini, sono stati realizzati diversi progetti (non solo 
sperimentali), e così il termine è andato ad indicare un insieme sempre più vasto e 
indefinito di attività. 
 
 
1.2 Cosa non è il telelavoro 
 
Telelavoro non significa tutti e sempre a casa: questa modalità può essere 
adottata solo per alcune mansioni che meglio si prestano al decentramento (per motivi 
tecnici, organizzativi, umani) e può essere limitata ad alcuni giorni della settimana o ad 
alcune settimane del mese. 
 
Telelavoro non significa lavoro a domicilio: può essere svolto nella casa del 
lavoratore o in uffici satelliti più vicini alla sua residenza che non all’azienda madre. 
 
Telelavoro non è anarchia: ogni telelavoratore opera entro un piano operativo 
che lo mette in comunicazione con tutti gli altri suoi colleghi, con i suoi capi ed i suoi 
dipendenti. Il controllo, anziché avvenire sul processo, avviene prevalentemente sui 
risultati: è quindi, meno dispendioso, meno alienante, più appropriato al lavoro 
intellettuale che ormai prevale ovunque sul lavoro manuale. 
                                                 
4
 J. Nilles, Esperienze di telelavoro, intervista consultabile sul sito Internet della trasmissione 
“Mediamente”, all’indirizzo: www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/n/nilles.htm 

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Telelavoro: viaggio nella flessibilità

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Informazioni tesi

  Autore: Roberto Carlini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giampaolo Loy
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

FAQ

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