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Teoria delle Aree Valutarie Ottimali: analisi e criticità dell'Eurozona

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1. Teoria delle Aree Valutarie Ottimali 
3 
 
potranno scendere a seguito di un aumento di produttività. Con cambi flessibili invece 
la variazione del tasso di cambio agisce sui prezzi relativi rendendoli più bassi 
all’estero: in questo caso si avrà un aumento delle esportazioni verso il Paese B ed 
un’allocazione maggiormente efficiente. 
Friedman sottolinea anche come il cambio flessibile renda più semplice la libera 
circolazione di beni e capitali stimolando quindi il commercio internazionale, in 
quanto il tasso di cambio agirebbe da stabilizzatore automatico. 
Infine, per quanto riguarda l’equilibrio interno, viene sottolineata l’importanza di una 
Banca Centrale indipendente che possa attuare politiche monetarie ad hoc: questo 
risulta molto più semplice con il cambio flessibile, in quanto adottando un regime di 
cambio fisso sarebbe necessario limitare l’ingresso o l’uscita di capitali.
2
 
 
1.2.2 Robert Mundell: il padre della Teoria AVO 
Friedman ha lanciato per primo il dibattito su come scegliere un regime di cambio, 
ma per arrivare ad impostare un quadro generale della Teoria si dovrà aspettare il 
lavoro dell’economista canadese Robert Mundell: “A Theory of Optimum Currency 
Areas” (1961). 
Il concetto che sta alla base di questo articolo prevede di preferire un sistema di cambi 
fissi o flessibili sulla base delle condizioni economiche nella regione di interesse: a 
differenza di quanto espresso da Friedman, Mundell non ritiene migliore il cambio 
flessibile, piuttosto individua le condizioni economiche che ne rendono inefficaci i 
benefici, chiamando le regioni con queste caratteristiche “aree valutarie ottimali”. 
Per fare ciò Mundell inizia con due esempi dimostrando i limiti del cambio fisso in 
determinati contesti, criticando quindi il sistema di Bretton Woods e sostenendo la 
necessità di cambi fluttuanti nel mondo. Nel primo esempio prende due paesi A e B, 
in equilibrio esterno e con piena occupazione, entrambi con la propria moneta 
 
2
 È impossibile che coesistano un regime di cambi fissi, una politica monetaria autonoma e una perfetta 
mobilità dei capitali (questo viene definito, in economia, “trio inconciliabile”). Se infatti scegliessimo 
di adottare un regime di cambi fissi e una politica monetaria indipendente, il differenziale tra tassi di 
interesse porterebbe ad una immediata fuga o entrata di capitali, che dunque andrebbe inevitabilmente 
limitata con controlli sui movimenti.

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Informazioni tesi

  Autore: Loris Affatato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giorgio Ricchiuti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

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Parole chiave

economia internazionale
macroeconomia
aree valutarie ottimali
mundell
mobilità del lavoro
eurozona
integrazione fiscale

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