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Tragedie a lieto fine del primo Settecento

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13 E’ vero che il Cresfonte, in cui era trattata la vicenda ripresa anche dalla Merope di Maffei, non è pervenuto, ed è vero che questo testo era a lieto fine, ma non costituiva affatto l’unico caso. Tra le diciassette tragedie conservate di Euripide, anche volendo usare un criterio molto restrittivo, non si potrà negare la presenza del lieto fine almeno in Alcesti (di cui addirittura si dubita se fosse una tragedia, anche per gli spunti comici che contiene), nell’Ifigenia in Aulide e nell’Ifigenia in Tauride, nonché nell’Elena, nell’Oreste, nello Ione. 5 A volere usare un criterio più esteso, si potrebbero aggiungere molti casi controversi, dove, nonostante la presenza della morte, si può tuttavia parlare di un finale positivo, in cui i personaggi raggiungono lo scopo che si erano prefissi e per cui il lettore/ spettatore era indotto a sperare; oppure esistono testi in cui le sciagure o le morti sono arrecate da un eroe vendicatore come punizione di colpe gravi. Questi scioglimenti si collocano nei pressi dell’epilogo felice, o di un lieto fine non integrale. 6 Quanto ad Eschilo, di lui possediamo solo sette testi, apparentemente nessuno con finale lieto (si può discutere delle Supplici, in cui gli dei impongono alle figlie di Danao di sposare i cugini contro la loro volontà, ma le fanciulle alla fine continuano a sperare, né ci sono lutti). Tuttavia c’è un fatto: Aristotele, dichiarando la sua predilezione per le tragedie ad esito funesto, non loda le 5 Nota è la vicenda dell’Alcesti, in cui l’eroina, che ha accettato di morire al posto del marito Admeto, è ricondotta tra i vivi da Eracle e felicemente riconsegnata al consorte. Nell’Ifigenia in Aulide la fanciulla, sacrificata dal padre Agamennone sull’altare di Diana, è salvata dalla dea che a lei sostituisce una cerva, ed è trasportata in Tauride dove diviene sua sacerdotessa. Così nell’Ifigenia in Tauride la donna, che sta per sacrificare il fratello, lo riconosce e fugge con lui e l’amico Pilade ingannando il crudele re Toante. Nell’Elena si immagina addirittura che l’eroina del titolo sia rimasta fedele al marito Menelao e condotta in Egitto, mentre Paride ha portato con sé solo un fantasma della donna. Alla fine Menelao ritrova la moglie e si ricongiunge felicemente a lei. Nello Ione Creusa sta per uccidere il figlio, a lei ignoto, ma il piano fallisce. Ione a sua volta vorrebbe vendicarsi uccidendo colei che non sa essere sua madre. Tutto è risolto dal felice riconoscimento finale. 6 Ci si riferisce almeno ai seguenti casi: Eraclidi in cui, nonostante il volontario sacrificio di una innocente fanciulla, gli Ateniesi vincono la battaglia contro i Micenei, il cui crudele re è ucciso; Andromaca, in cui, nonostante la morte di Neottolemo e la fuga dell’omicida Oreste con la moglie dell’ucciso, c’è un felice scioglimento per Andromaca ed il suo figlioletto, che, in pericolo di vita, è salvato da Peleo, padre di Neottolemo. Alla donna ed al bimbo la dea Teti profetizza un futuro felice, ed al vecchio Péleo la divinizzazione; inoltre le Supplici, dove, nonostante il suicidio di Evadne, le donne Argive realizzano il loro desiderio di riavere indietro i corpi dei figli dai Tebani, che sono sconfitti dal giusto Teseo; Elettra, dove la morte di Clitennestra ed Egisto, uccisori di Agamennone, è meritata, anche se ciò non basta a giustificare Oreste, che dovrà espiarla.
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Tragedie a lieto fine del primo Settecento

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Informazioni tesi

  Autore: Simona Buonomano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Beatrice Alfonzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 473

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Parole chiave

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settecento
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tragedia

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